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Zarate torna a casa: ‘Nella Lazio c’è la Cupola’

LaRedazione
16 luglio 2013
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Finalmente ha avuto termine la lunga diatriba tra Zarate e la Lazio, andata avanti per troppo tempo, con accuse da ambo le parti e una causa per mobbing ancora in atto. Il calciatore ha già fatto ritorno in Argentina, dove giocherà con la sua vecchia squadra, il Velez Sarsfield.

A ventisei anni compiuti Mauro Zarate ha intenzione di riprendersi la sua carriera, mostrando nuovamente al mondo le proprie capacità, le stesse che l’avevano portato all’attenzione della Lazio di Lotito, con la quale ormai non esiste più un rapporto.

A pochi giorni dal lodo della causa per mobbing intentata dal calciatore ai danni della Lazio, lodo previsto per il 22 luglio, il Velez ha annunciato il ritorno del figliol prodigo, che non ha perso tempo per raccontare la sua versione della storia.

L’ultima volta che si è allenato con la Lazio era stato lo scorso novembre, dichiara il calciatore, che ormai non sentiva più fiducia nei suoi confronti, né da parte del tecnico che della società, al punto che, in quindici partire, lui non è stato impiegato neanche per un minuto. Ormai non riusciva più a guardare il calcio, ha detto, arrivando perfino a chiudersi in bagno per piangere, così da non farsi vedere da sua moglie.

Tornato alla Lazio dopo l’esperienza all’Inter, il calciatore ha dovuto fare i conti con quella che lui stesso ha definito la “cupola”, della quale facevano parte il presidente, il ds Tare, l’allenatore e alcuni calciatori, che hanno collaborato per farlo fuori.

L’inizio della fine, sostiene Zarate, è stato quando la società si è resa conto di non poter sostenere l’oneroso contratto che gli aveva offerto all’inizio della sua avventura in biancoceleste. A quel punto Lotito avrebbe tentato in tutti i modi di venderlo, non trovando però una soluzione che egli ritenesse adeguata. A questo punto il presidente avrebbe smesso di pagare il calciatore, il quale ovviamente aveva protestato per l’assurda situazione, scatenando le ire del presidente e ponendo fine al loro rapporto, che ha così generato una situazione assurda, nella quale Zarate non era più ben voluto in squadra, ma allo stesso tempo era impossibilitato a partire.

Il calciatore entra poi nello specifico del trattamento riservato a lui e a un altro calciatore in brutti rapporti con il presidente. I due dovevano allenarsi in orari differenti rispetto alla squadra, cambiarsi nello spogliatoio degli avversari della primavera e non ricevere i necessari trattamenti da parte di fisioterapisti e dottori. Tale trattamento, dice Zarate, era stato riservato anche a Pandev, che però era riuscito a venirne fuori, vincendo tutto con l’Inter.

Gli esempi di trattamenti del genere però sarebbero tanti, da Pandev appunto a Cavanda, passando poi per Barreto, Bonetto e Manfredini.

Si tratta dunque di una questione a dir poco intricata, che non si risolverà a breve. Fa comunque riflettere il fatto che Zarate non sia l’unico ad aver mosso accuse simili.

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