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18 Dec

ACAB, il film con Pierfrancesco Favino in uscita il 27 gennaio

dgmag - 25 gennaio 2012
25 gennaio 2012
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Chi ha amato Romanzo Criminale, la serie televisiva, troverà in ACAB, il nuovo film diretto da Stefano Sollima, molti effetti e molte idee narrative già viste e che, condite dalla presenza di un cast di attori brillante e ben conosciuto, probabilmente farà balzare il film in uscita il 27 gennaio prossimo in testa alle classifiche scalzando anche Benvenuti al nord.

ACAB, acronimo di All Cops Are Bastards, affronta un tema decisamente scottante ovvero la violenza che la polizia, i celerini romani in questo caso, adotta nei confronti di quanti usano la violenza e di quanti tentano di farlo: non è una denuncia nei confronti della polizia nè tantomeno nei confronti di chi usa la violenza come modo di esprimersi ma è la denuncia nei confronti di una società dove la violenza è ormai radicata ed è talmente difficile sradicarla alla base che ci si accontenta di reprimerne le manifestazioni superficiali.

Tratto dal libro di Carlo Bonini
, ACAB non giudica ma racconta: racconta le difficoltà di entrambe le parti, i violenti e i poliziotti, che si ritrovano a fronteggiare lo stesso nemico, un background culturale, sociale e politico povero e senza ideali nè mezzi per sopravvivere che fa della violenza la sua forma massima di espressione.

Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro e Marco Giallini si calano perfettamente nella parte loro assegnata ma quel che manca alla pellicola è proprio la denuncia che invece nel libro di Bonini è presente ed evidente: la scusa dello sfondo sociale si dimenticano molti particolari e si racconta la storia di uomini e delle loro debolezze in un certo senso cercando di addolcirne i tratti e in alcuni momenti quasi giustificandone le azioni.

Se lo scopo è raccontare l’odio nella società, sicuramente in alcuni momenti la necessità di far identificare lo spettatore con il violento, il celerino che picchia selvaggiamente un romeno che aveva a sua volta picchiato un nero, risulta eccessivamente compiacente nei confronti di una classe di lavoratori che dal film risulta tratteggiata in maniera quasi eroica e dimenticando che, come per tutte le categorie sociali, ascrivere la violenza del singolo alla violenza della società è un modo come un altro per scappare dalla realtà e raccontare la realtà in maniera parziale.

Il trailer di ACAB:

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