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26 Apr

Afghanistan, Emergency lancia l’allarme

dgmag - 30 marzo 2007
30 marzo 2007
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Il mullah Dadullah, uno dei leader della guerriglia afghana, ha utilizzato parole forti nei confronti del governo che “deve avere cura anche di Adjmal, che è un afgano, e non solo dei cittadini stranieri. Ma Karzai è un burattino nelle mani di Bush, degli inglesi e della ambasciata italiana”.

In posa davanti a un fucile mitragliatore, Dadullah ha inoltre dichiarato che “o il governo di Kabul tratta con noi, oppure uccideremo Adjmal”, l’autista di Daniele Mastrogiacomo che “è in mano nostra. Non è un uomo qualunque, suo zio è responsabile governativo nel distretto di Bagram, lui stesso ha lavorato in una base militare americana. Ma il presidente Karzai dovrebbe avere a cuore la sua sorte, come ha avuto a cuore la sorte di Mastrogiacomo. Lo dimostri, tratti con noi. Altrimenti verrà dimostrato quello che io penso. Karzai è solo un burattino nelle mani di Bush, della Gran Bretagna e dell’ambasciata italiana”.

Intanto Emergency ha fatto sapere che Rahmatullah Hanefi, il collaboratore che si è adoperato per la liberazione di Mastrogiacomo, è stato trasferito a Kabul e rinchiuso nel Centro di detenzione Taquik; al personale dell’associazione di Gino Strada è stato impedito, nonostante la presenza di una clinica di Emergency in carcere, di incontrare l’uomo.

Nel comunicato stampa di Emergency si legge che “Rahmatullah Hanefi è stato sequestrato a Lashkar-Gah dai servizi di sicurezza del governo afgano all’alba del 20 marzo, all’indomani della liberazione del giornalista italiano. Non è stata indicata finora la ragione della sua detenzione: una violazione di diritti elementari, all’interno di un sistema giudiziario che l’Italia è incaricata di contribuire a fondare. Anche per questo la vicenda di Rahmatullah Hanefi deve essere affrontata e risolta dal governo italiano, che i fatti stessi esibiscono come pienamente coinvolto e responsabile”.

Si terrà intanto sabato 31 marzo alle 14.30 in Piazza Navona a Roma un presidio-manifestazione per chiedere la liberazione di Rahmatullah Hanefi e Adjmal Nashkbandi scomparsi in Afganistan successivamente alla liberazione del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo.

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