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13 Dec

Agorà di Alejandro Amenábar, recensione

19 aprile 2010
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Alejandro Amenábar dirige Rachel Weisz in Agora, nelle sale da venerdì 23 aprile prossimo.

Nell’Alessandria d’Egitto del 391 dopo Cristo la filosofa Ipazia, ultima erede della cultura antica e forse, in quanto donna, massima espressione di una lunga evoluzione civile e di una libertà di pensiero che non si rivedrà più fino all’epoca moderna, viene travolta dalla crisi di un mondo, quello pagano, che non ha saputo ripensarsi, trovandosi così impreparato di fronte al nascere di movimenti religiosi sempre più fanatici e intolleranti.

Fra questi i parabolani, la setta cristiana che arriva a distruggere la biblioteca del Serapeo, dove Ipazia lotta insieme ai suoi discepoli per salvare la saggezza del Mondo Antico.

Tra questi ultimi, due uomini in lotta per il cuore della filosofa: l’arguto e privilegiato Oreste e Davo, il giovane schiavo di Ipazia, che è diviso tra l’amore segreto per lei e la libertà che potrebbe ottenere se si unisse alla rivolta ormai inarrestabile dei cristiani.

Con ostilità implacabile, il vescovo Cirillo attacca senza sosta "l’eretica" Ipazia, fino a condannarla a morte…

Agorà è stato criticato in quanto qualcuno ha sostenuto si sia trattato di un atto di accusa contro il cristianesimo ma il regista ha precisato che "Agorà non è un film contro il cristianesimo, ma contro tutti i fondamentalismi. È il racconto del momento storico in cui la Chiesa ha iniziato a diventare una potenza, e i martiri per una volta non sono stati i cristiani, come da sempre siamo abituati a vedere, ma i pagani. Ma considero Ipazia come la versione femminile di Gesù, il suo insegnamento era la tolleranza verso gli altri, la comprensione e il rapporto che aveva con i suoi allievi era simile a quello di Gesù con i discepoli".

Il trailer di Agorà:

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