Anteprime: Vicky Cristina Barcelona

Scorrendo distrattamente la trama di Vicky Cristina Barcelona si potrebbe a prima vista pensare al classico intreccio “lui-lei-l’altra”.

Antecedenti del genere se ne trovano a bizzeffe nel cinema europeo. Basti pensare all’egregio Truffaut di “Jules e Jim”.

Ma questa volta invece di due uomini ed una donna, Woody Allen mette in scena tre donne ed un uomo.

Lui, Juan Antonio (un bellissimo nonché bravo Javier Bardem), seduttore latino col fascino dell’artista; la lei numero uno, la sensibile e fidanzatissima Vicky (una mirabile ed affascinante Rebecca Hall) che finge disapere cosa vuole ma che in realtà è la prima a cadere nella trappola dell’affascinante Juan Antonio, mentre la lei numero due, una scanzonata aspirante fotografa, Scarlett Johansonn che “non sa quello chevuole ma sa quello che non vuole” (“Vengo in camera tua, ma mi devi sedurre”,dirà al maschio latino la prima notte in albergo).

Ed infine l’altra, Maria Elena, una Penelope Cruz in veste di ex moglie, instabile, sensuale, violenta e sorprendentemente bisex, con una divertente ma ancor troppo accentuata differenza quando passa dall’inglese allo spagnolo (l’accento inglese della Cruz, dopo ormai svariate prove, continua ad esserepessimo). Spero che nella versione italiana, lo switch tra italiano-spagnolo le  risuti meno complicato.

Woody Allen sembra rinato da quando ha abbandonato la sua amata New York per tuffarsi nel vecchio continente (l’Inghilterra dei suoi ultimi tre film, “Match Point”,“Scoop” e “Sogni e delitti” e la Spagna di quest’ultima pellicola): mantiene e preserva il pattern romantico che caratterizza gran parte dei suoi film ma vi aggiunge un tocco di amore per altre città che non siano la Grande Mela (prima Londra, ora Barcellona) e la giusta dose di sensualità per le scene più passionali, fermando la macchina da presa giusto un attimo prima di mostrare troppo.

Altro particolare di continuità con la sua produzione americana è la figura di Juan Antonio, che oltre ad emanare ad ogni sguardo un magnetismo erotico per tutta la durata del film, è un vero pittore e si dimostra anche un’eccellente guida turistica di Barcellona, particolari questi che lo mettono sullo stesso piano di tutti i seri artisti, intellettuali e registi che da sempre popolano le narrazioni per immagini del regista newyorkese.

Gli attori di quest’ultima pellicola incarnano personaggi contrastanti e contrastati ma nonostante questo riescono a muoversi con fluidità e bravura nei loro ruoli, mentre la voce narrante in terza persona (che non è quella di Woody Allen, ma proprio per questo riesce a porre la giusta distanza tra il regista ei suoi personaggi) è ironica e ricorrente, riuscendo a tappare certi buchi chevengono a crearsi talvolta nella narrazione.

Ne deriva un film molto personale ma non claustrofobico, dai dialoghi serrati e divertenti, con un ritmo coinvolgente come la caliente Barcellona, con l’unica pecca di qualche errore del direttore della fotografia nella messa a fuoco, particolare che potrebbe infastidire un occhio attento e che non avrei notato se non avessi avuto al mio fianco al cinema un fotografo professionista.

Ci chiediamo solo perhé si sia deciso di cambiare il titolo originale in Mezzanotte a Barcellona; ma questo dilemma, il perché rovinare molti film nella traduzione di titoli che non rendono come l’originale, sarà destinato a rimanere senza risposta.

New York, 17 settembre 2008