0 Shares 10 Views
00:00:00
16 Dec

Baaria di Giuseppe Tornatore, recensione in anteprima

dgmag - 2 settembre 2009
2 settembre 2009
10 Views

Presentazione ufficiale alla stampa di Baaria di Giuseppe Tornatore che, grande atteso al Festival del cinema di Venezia, ha lasciato gli addetti ai lavori perplessi e non completamente soddisfatti.

In Baaria Tornatore racconta nuovamente la Sicilia che conosce mescolando immagini di fantasia, immagini di archivio e immagini autobiografiche che rendono la storia particolare e, in alcuni tratti, anche abbastanza retrò.

Offre la sensazione di retrò soprattutto il finale che il regista affida a dei filmini super8 girati in famiglia quando aveva era piccolo e a delle registrazioni vocali di personalità del zona.

Come accade spesso nei film di Tornatore, al centro di tutto è la famiglia: stavolta si tratta della famiglia di Peppino (Francesco Scianna) che, sposatosi con Mannina (Margareth Madé), vive tutte le fasi sociali e culturali della famiglia e del luogo entro cui questa si viene a costruire.

Il tutto senza mai dimenticare la Storia che in Baaria è presente portando in scena fascismo, gli americani che liberano la Sicilia, le lotte dei braccianti, la mafia che uccide sindacalisti e comunisti.

Lo sfondo è la città di Bagheria, Palermo, e la storia è raccontata quasi tutta in dialetto siciliano proprio per evitare concessioni al superficialismo e al pressapochismo; anche gli attori sono quasi tutti siciliani, per avvalorare il valore dell’opera che è considerata una sorta di kolossal visto che ha impegnato, per nove mesi di preparazione e 25 settimane di riprese, 2.800 costumi, 210 personaggi e 35.000 comparse.

Nel film "che ha avuto il contesto musicale di Ennio Morricone, una partitura eccezionale", ha detto Giuseppe Tornatore, si mescolano commedia e dramma, "una vecchia ricetta cinematografica che ho cercato di rispolverare: se un film fa ridere e piangere contemporaneamente é un buon film".

Colpiscono i 150 minuti di riprese da cinema classico, la presenza di location assolutamente prestigiose e sicuramente la colonna sonora; si resta invece interdetti, almeno ad una prima visione, proprio relativamente alla storia raccontata, che sa di già visto e già narrato e che, forse proprio a causa della lunghezza della pellicola, ad un certo punto risulta anche stancante.

Particolare la scelta distributiva di Baaria che in Sicilia uscirà nella versione in dialetto stretto portata a Venezia mentre nel resto d’Italia si procederà ad n doppiaggio che snaturerà la pellicola, rischiando di renderla una triste macchietta con delle potenzialità enormi.

Loading...

Vi consigliamo anche