Ben Stiller, sostengo Obama e racconto il cinema

Ben Stiller, a Roma per presentare Tropic Thunder, ha risposto alle domande dei giornalisti senza perdere mai il garbo e l’ironia che da sempre lo contraddistinguono.

G. Dopo aver esplorato il mondo della moda, si è concentrato sui war movies, facendo saltare in aria l’arsenale retorico che spesso li caratterizza. Come è nata l’idea?
S. I film sulla guerra del Vietnam sono stati molto importanti nella filmografia degli ultimi trenta anni. Tropic Thunder in realtà vuole individuare l’humour che caratterizza quella realtà che gli attori si trovano ad affrontare: devono combatter nemici veri con armi finte. E’ stato divertente e stimolante costruire il film nel film e ricreare le scene di battaglia. Nella seconda parte, poi, in cui si affronta la realtà vera, il film nel film vive di vita propria e diventa un film d’azione.

G. Come è stato lavorare con Tom Cruise. Si è divertito a renderlo così brutto nel film?
S. E’ stato fantastico lavorare con Tom. Io sono un suo fan. E’ stata una fortuna che abbia partecipato al progetto. Ha anche collaborato molto nella creazione del personaggio: per esempio il gesticolare con le mani. L’intensità della recitazione si percepisce anche nei suoi occhi. Il ruolo che interpreta è il frutto di un processo organico, l’idea si è sviluppata e arricchita progressivamente. Io credo che gli attori non si debbano prendere troppo sul serio: l’intero cast, la troupe, hanno collaborato e contribuito a realizzare questo prodotto, valorizzandone la particolarità.

G.Nel film appare come un attore viziato. Nella vita si concede qualche stravaganza?
S. Io non mi riconosco nel personaggio, perché non credo di essere viziato, non faccio richieste folli. Comunque gli attori si comportano spesso come delle “star” e vivono fuori dalla realtà perché sono spinti ad agire così dalle persone che non gli permettono di “vivere” la realtà. E’ importante rimanere con i piedi per terra, riuscire a vedere oltre le apparenze. Quando si è attori, quando si gira un film, c’è il rischio di vivere in un mondo proprio, ma io cerco di essere sempre molto pratico e di non estraniarmi mai dalla vita reale.


G. Il film ironizza su alcune categorie. Si è arrabbiato qualcuno, i veterani di guerra o i diversamente abili?

S. No, c’è stato solo qualche piccolo problema negli Stati Uniti. L’umorismo utilizzato dagli attori è rivolto solo a loro stessi. Si prendono in giro. Downey, nel film attore australiano, interpreta un afro-americano. Il centro dell’umorismo sono gli attori.

G. Quanto si è sentito incompreso e quale è stata la polemica più buffa?
S. In realtà credo che gli spettatori abbiano compreso il messaggio del film. Chi protestava probabilmente non lo aveva visto. Quando si realizza un film è normale che le persone reagiscano in maniera diversa, è la magia di un film, in ogni caso è giusto poterne discutere liberamente.

G. Alle presidenziali sostiene Obama, ma al momento c’è molta attenzione su Sarah Palin. Come la vede e che ruolo le darebbe in un film?
S. Forse il ruolo della cattiva? Non lo so. Io sostengo Obama e Biden perché credo che il Paese abbia bisogno di un cambiamento.