0 Shares 11 Views
00:00:00
14 Dec

Capitalism di Michael Moore, recensione in anteprima

29 ottobre 2009
11 Views

Ovazione da parte della stampa per il film di Michael Moore, Capitalism: a love story, presentato ieri sera al Festival del cinema di Venezia.

Un docu-film in perfetto stile Moore che racconta come le grandi aziende americane riescano ad influenzare la vita quotidiana degli americani. E non solo.

Come al solito il film prende le mosse dall’ormai famosa Flint, cittadina del Michigan da dove lo stesso regista arriva e che è stata già lo sfondo di alcuni film precedenti, culla della General Motors fino ad arrivare a Wall Street e alla Casa Bianca cercando di indagare quanto costa, in termini economici e umani, la folle rincorsa al capitalismo dell’America in crisi.

Ed è proprio la crisi delle aziende ad essere portata sullo schermo con testimonianze di chi ha perso tutto e racconti sul salvataggio delle banche a rischio fallimento.

La tesi di Michael Moore è chiara: il sistema economico non è democratico e per questo andrebbe rifondato esattamente come si dovrebbe fare per la Borsa; il regista mostra come l’1% delle popolazione americana gestisca circa il 90% delle ricchezze del Paese

Si scopre così che esiste un sistema corrotto che prevede la riscossione di tangenti da parte di un giudice per spedire in galera dei giovani, la possibilità per un’azienda di riscuotere assegni di una certa consistenza alla morte di un dipendente assicurato sulla vita senza che nessuno ne sapesse niente; ma anche storie di anziani cui la crisi ha tolto tutto e che vivono in strada.

Bersaglio resta sempre George W. Bush e l’intreccio tra politica e aziende che è stato il caposaldo della precedente amministrazione americana.

Si chiude in maniera disperate e speranzosa allo stesso tempo: con le immagini dell’uragano Katrina che spazzia via tutto. E la metafora per cui anche il capitalismo andrebbe abbattuto e il sistema economico riformato da zero.

Certo, si può pensare che Capitalism racconti solo quello che tutti già sanno ma nella realtà le cose stanno diversamente e il merito di Michael Moore sta nel riuscire a dare coerenza ad eventi che sui media appaiono come disordinati e senza un filo logico restituendone tutta la drammaticità e l’impatto sulla gente "normale".

Il tutto sempre raccontato con ironia, dissacrazione e in perfetto stile Michael Moore: provocatorio, vero e reale. Come reale è la crisi che l’America e il mondo stanno vivendo.

Vi consigliamo anche