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11 Dec

Ce n’è per tutti con Ambra Angiolini, recensione e trailer

19 novembre 2009
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Luciano Melchionna dirige Ambra Angiolini, Lorenzo Balducci, Jordi Mollà in Ce n’è per tutti, commedia dolce-amara che sa di antico e che racconta di come, oggi, la generazione moderna sia sola.

Ambientato a Roma, sfondo ideale per storie di stress e solitudine, Ce n’è per tutti racconta la storia di Gianluca (Lorenzo Balducci) che sale sul Colosseo con la volontà di estraniarsi da tutto.

Sotto di lui una realtà invadente in cui l’indifferenza e il cinismo dei mass-media assediano lui e i suoi genitori, mentre gli amici confusi e superficiali si producono, involontariamente, in performance esilaranti nel tentativo di raggiungerlo.

L’arrivo della nonna di Gianluca (Stefania Sandrelli), che gli ricorda la giocosità dell’infanzia, la leggerezza dell’esistenza e l’accettazione della vita per com’è, potrebbe essere la chiave risolutiva per salvarlo.

Un film surreale che racconta la realtà e racconta soprattutto due modi diversi di intendere la stessa, che sono ben rappresentati dai personaggi portati sullo schermo: se infatti i personaggi principali del film sembrano quasi vivere su una nuvola, sospesi tra l’essere e il dover essere, tra la consapevolezza e la non consapevolezza, l’arrivo sulla scena della nonna, il personaggio anziano, porta nel gruppo e nel singolo quella ventata di realtà che mancava.

Non a caso la differenza dei personaggi si ravvisa anche nelle differenti scelte stilistiche di Melchionna che indugia di continuo tra inquadrature classiche, movimenti convulsi della macchina da presa e panoramiche a 360 gradi che mostrano il fermento di una città non in grado di prendersi cura di sè stessa e di chi la vive.

In alcuni momenti prevale la volontà didascalica e filosofeggiante, quella che porta a voler necessariamente insegnare qualcosa ma gli eccessi raccontati da Ce n’è per tutti sono quelli che più convincono: sia che si tratti di Eva, magistralmente interpretata da Ambra Angiolini nei panni della coatta romana, sia che si tratti di tutto il contorno di personaggi che ruotano intorno all’esistenza di Gianluca.

Per il resto, a dirla tutta, il film con tanto di finale che potremmo considerare a sorpresa è un po’ troppo autocompassionevole e autocompiaciuto di esserlo ma alla fine si digerisce bene: sarà che un po’ tutti noi ci siamo sentiti, una volta o più, come Gianluca. Sul baratro di un mondo che stupisce per la sua freddezza.

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