Cogne, Samuele ucciso con un mestolo?

Nel giorno della riapertura del processo di Cogne, ha parlato il pg Vittorio Corsi sostenendo la sua tesi relativa alla morte di Samuele Lorenzi.

Secondo il pg Corsi, non c’è altra spiegazione se non quella legata ad “un caso di figlicidio, come purtroppo sono sempre più frequenti”.

“Sembrerà strano, ma per me questa è una vicenda semplice”: ha detto il pg aprendo la requisitoria al processo d’appello per il delitto di Cogne.  “Annamaria Franzoni conosce bene il copione, e a furia di ripeterlo si è convinta di non essere responsabile”.

Secondo Corsi, la Franzoni avrebbe tra l’altro ammesso il delitto del figlio Samuele Lorenzi e per avallare questa sua tesi ha citato il brano di una conversazione intercettata dai carabinieri il 6 marzo 2002; parlando con un familiare, la Franzoni direbbe “non so cosa mi è succ…”.

Poi, secondo il pg, si “corregge subito in non so cosa gli è successo. Per me”, ha aggiunto Corsi, “questa é una confessione”.

Lo stesso Corsi ha puntato poi il dito contro la famiglia della Franzoni: “non vogliono ammettere neanche per un attimo che Annamaria sia disturbata perchè sarebbe incrinata la sua immagine. Lei resisterà fino a quando esisterà intorno a lei il cordone della famiglia, del comitato e anche di giornalisti e di qualche rete televisiva, che continua a supportarla”.

Infine l’ipotesi relativa all’arma del delitto: “la mia tesi”, ha detto Corsi in aula, “è che l’arma sia un mestolo o, una mestola, come dice Giorgio Franzoni in una telefonata”.