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17 Dec

Crazy Heart, recensione

dgmag - 4 marzo 2010
4 marzo 2010
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Il quattro volte candidato all’Academy Award Jeff Bridges interpreta Bad Blake, un antieroe romantico, a metà tra comicità e tragedia, nel film di esordio dello sceneggiatore e regista Scott Cooper, Crazy Heart, al cinema dal 5 marzo.

Bad Blake è un cantante di musica country a pezzi, che ha vissuto troppi matrimoni, troppi anni on the road e troppi drink. Tuttavia, Bad prova a cercare la salvezza con l’aiuto di Jean (Maggie Gyllenhaal), una giornalista che scopre l’uomo vero dietro al musicista. Mentre lui lotta nella strada verso la redenzione, impara nel modo più duro come una vita difficile possa dipendere dal cuore folle di un uomo.

All’età di 57 anni, Bad vive ancora on the road, suonando dei vecchi successi in bar e sale da bowling di terza categoria di fronte a platee sempre più vecchie, il tutto ubriaco e arrabbiato, mentre la sua fama scivola nell’oscurità.

La cosa maggiore che può sperare in questo periodo è di aprire un importante concerto per il suo giovane protetto, Tommy Sweet, che ha imparato tutto quello che conosce da Bad. L’unica differenza, è che Tommy è riuscito a diventare ricco e famoso grazie a queste cose.

Un concerto dopo l’altro porta a una notte a Santa Fe, in cui Bad incontra una giornalista locale, Jean Craddock, e con lei vive un rapporto più intenso. Bad non le promette nulla e Jean, una madre single piena di rimpianti, sa che sarebbe pazza a credere in qualcosa. Tuttavia, continuano a finire l’uno nelle braccia dell’altra.

Ma Bad, che a mala pena riesce a star fuori dai guai, è in grado di prendersi cura di qualcun altro? Il suo tentativo diventa un coraggioso ritratto di un uomo che deve venire a patti con i suoi limiti umani e con un’ultima possibilità di redenzione.

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