Death of a President, in sala Bush assassinato

A pochi giorni dall’uscita dell’italianissimo Shooting Silvio, arriva nelle sale italiane il 16 marzo Death of a President, il mockumentary che ha fatto scandalo diretto da Gabriel Range con Hend Ayoub, Jay Patterson, James Urbaniak, Christian Stolte.

Che cosa accadrebbe se il 43° Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, morisse in un attentato, si chiede Range?

E’ il 19 Ottobre 2007 e il presidente degli Stati Uniti George W. Bush viene assassinato a colpi di pistola dopo aver tenuto un discorso in un hotel di Chicago; sullo sfondo delle proteste pacifiste contro la guerra in Medio Oriente e la paura per gli esperimenti nucleari della Corea del Nord, l’FBI inizia le indagini per trovare i responsabili.

Vengono così intervistati tutti i sospetti tranne uno, un uomo siriano condannato e messo nel braccio della morte perchè, si sostiene, ci sono molte prove contro di lui.

Ma è colpevole del crimine? O la sua origine mediorientale fornisce una scusa appropriata per catalogare la morte del Presidente come un atto di terrorismo?

Intanto al posto di Bush sale al potere Dick Cheney che stabilisce una serie di misure anti terrorismo che limitano la libertà dei cittadini i quali, da parte loro, non ci stanno e daranno vita ad imponenti proteste.

Vincitore del Premio Internazionale della Critica al Festival di Toronto, Death of a President è concepito come un documentario di fiction televisiva in onda nel 2008, dove si ragiona sull’evento che ha sconvolto l’America.

“I documentari retrospettivi nascono inevitabilmente in seguito ad un evento di importanza mondiale, e seguono uno stile molto particolare”,
ha dichiarato Range.

E così, con un risultato notevole a livello narrativo e in grado di calamitare sapientemente l’attenzione dello spettatore, Death of a President mostra un finto documentario tv mandato in onda nel 2008, sulla finta morte del vero presidente Bush nel 2007; il tutto utilizzando finte sequenze reali, realizzate giocando con veri spezzoni televisivi e sfruttando le finte testimonianza di finti testimoni.

Death of a President è infatti composto da tre diversi tipi di materiale: le immagini di repertorio manipolate, le immagini create ad hoc per combaciare ad esse e le immagini girate dal regista del documentario che lavora nel 2008.

Per questo si genera una tensione che resta palpabile fino alla fine quando si scopre che ad uccidere Bush non è stato un terrorista islamico, e nemmeno i no global che manifestavano contro li lui ma qualcuno molto legato ai valori patriottici tradizionali e ai repubblicani.

Il film ha lo scopo, ha spiegato il regista Range (in Italia per promuovere la pellicola), “di parlare di come è cambiata l’America post-11 settembre, mentre la morte di Bush e la successiva inchiesta sono solo un pretesto, una cornice. Per mostrare gli Stati Uniti di adesso, con i diritti civili dei cittadini limitati in nome della sicurezza nazionale. Certo, potevo scegliere di girare un vero documentario, sulle persecuzioni contro gli arabi-americani: ma difficilmente avrei portato il pubblico nelle sale”.

Molto prima che Death of a President venisse proiettato in anteprima al Festival di Toronto a settembre 2006, si è trovato puntato contro l’indice dell’indignazione internazionale; alcuni hanno lasciato intendere che se il Presidente venisse assassinato, questo film ne sarebbe stato responsabile.

“Secondo la mia visone, non c’è nessuna possibilità che il film inciti ad uccidere il Presidente”, ha aggiunto Range. “Ed è facile affermare che questo film insinuerà l’idea nella mente della gente. Se mai qualcuno assassinasse il Presidente, sarebbe un evento veramente terribile, e penso che il film lo ritragga come tale. E spero anche che il film ritragga Bush anche come un essere umano, piuttosto che un puro e semplice simbolo”.

E chissà se Bush il film l’ha visto o lo vedrà… di certo il 10 ottobre 2007 “non andrà a Chicago”, ha sostenuto sorridendo Range.