Disabilità…

Vorrei iniziare a parlare, dato che me ne viene data l’occasione in questa sede del problema disabilità.

Come può osservare chiunque ho utilizzato, sottolineando col grassetto nell’avvicinarmi all’argomento, il termine problema. Prima di tutto però chiarisco che io posso disporre di una prospettiva di osservazione della problematica interna a tale stato di esistenza. Non basta questa precisazione nel momento in cui io non mettessi in chiaro che, già nel lessico le persone che per loro fortuna non sono interessate direttamente dal tema del titolo, producono con intenti talvolta offensivi degli errori di espressione. Questi errori comportano confusione tra handicap e disabilità, vedere per esempio il riferimento agli "stalli gialli " per disabili che oltre che essere strumentalizzati per comodità di normodotati (questo è già un altro discorso ), vengono iconografati con un omino in sedia a rotelle.

Non avendo alcun dubbio per quanto concerne il dovere di comprensione e completa solidarietà da parte del sottoscritto verso gli handicappati tuttavia è necessario che, almeno per chi volesse migliorare la propria corrispondenza tra significante e designatum, si faccia chiarezza di differenza tra disabilità ed handicap.

La prima indica un difetto generato dai più vari motivi a causa del quale un soggetto si differenzi per anomalie in rapporto alla comunità dei normodotati (alcune volte apparenti) con i quali viene a contatto. I danni comunque non sono totalmente invalidanti e tali da creare la necessità di aiuto da parte di altri verso il soggetto colpito.

Il secondo è generalmente più invalidante, non recuperabile (nel primo caso la recuperabilità è parziale ) e comunque comporta la vicinanza fisica dei parenti o persone addette per ciò che attiene gli ostacoli di più specie che può incontrare la persona colpita .

Con questo lungo viaggio di perfezionamento di concetti abbiamo stabilito dei punti fermi che dovrebbero permanere tali.

Esistono poi delle "disabilità profonde mimetizzate" che non toccano l’ambito fisico delle persone, piuttosto quello psicologico. I genitori che per egoismo o eccessivo timore basato sul pregiudizio d’incapacità del figlio per ciò che concerne il superamento di una prova che potrebbere creare altri danni è una forma di disabilità. Bisogna tener presente che esistono delle problematiche ineludibili il cui solutore non può essere sostituito dai parenti. La volonta di "sostituzione di cavia" comporterebbe, pur nell’intento protettivo parentale, una importante diminuzione di velocità di maturazione e consapevolezza di padronanza nei propri mezzi autonomi di superamento delle prove .

Comunque ancora prima dell’inquadramento semantico dei concetti può andare in una direzione utile e d’aiuto l’osservanza delle regole esistenti che, una volta non controllate con testardaggine positiva, vengono calpestate in modo evidente e non condannato .

I calpestamenti delle normative poi, vengono appesantiti nella gravità dal bunismo e dal falso o egoistico interesse solo per i propri problemi .

Antonio Nieddu