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18 Dec

District 9, recensione e trailer di una pellicola decisamente affascinante

dgmag - 24 settembre 2009
24 settembre 2009
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Neill Blomkamp è il regista di District 9 con Sharlto Copey, David James, Jason Cope e Vanessa Haywood, nei cinema dal 25 settembre.

Una storia fantascientifica che prende le mossa più di vent’anni fa, quando gli alieni hanno preso contatto con la Terra; gli umani si aspettavano un attacco ostile o dei progressi enormi in campo tecnologico, ma nulla di questo è avvenuto perché gli alieni erano dei profughi scappati dal loro pianeta natale.

Queste creature sono state collocate in una patria provvisoria nel District 9 in Sudafrica, mentre le nazioni mondiali discutevano sul da farsi. Ora, la pazienza nei confronti della situazione aliena è terminata.

Il controllo sugli alieni è stato affidato in gestione alla Multi-National United (MNU), una società privata che non ha alcun interesse verso il benessere degli alieni. La MNU otterrà dei profitti immensi se riuscirà a far funzionare le potenti armi aliene, ma fino a questo momento ha fallito, perché l’attivazione delle armi richiede il DNA alieno.  

La tensione tra gli alieni e gli umani raggiunge l’apice quando la MNU inizia a cacciare i non umani dal District 9, con gli agenti responsabili della MNU che devono trasferirli in un nuovo campo.

Uno degli operativi sul campo della MNU, Wikus van der Merwe (Sharlto Copley), contrae un virus alieno che comincia a mutare il suo DNA. Wikus diventa rapidamente l’essere umano più ricercato nel mondo, così come quello più prezioso, essendo fondamentale per svelare i segreti della tecnologia aliena. Ostracizzato e senza amici, c’è soltanto un posto dove può nascondersi: il District 9.

Due sono le caratteristiche peculiari di District 9: da un lato, infatti, si tende a spiazzare lo spettatore facendo in modo che si immedesimi più con quello che tradizionalmente dovrebbe essere considerato il nemico, essendo diverso (gli alieni), e dall’altro si usano tutta una serie di tecniche filmiche che rendono la pellicola davvero interessante.

District 9 utilizza infatti diverse tecniche raccontando la storia a tratti come fosse un documentario o un film vero e proprio e usando uno stile decisamente variegato che spazia dalla camera a mano alla camera tradizionale, da inquadrature tradizionali all’utilizzo di immagini che apparentemente sembrano provenire da videocamere a circuito chiuso o amatoriali.

Lo scopo è destabilizzare, mostrare allegoricamente come si abbia troppa paura del diverso anche se questo può invece essere un nostro alleato.

E il risultato è un film avvincente, profondo e assolutamente interessante: perchè da sola l’allegoria può fare davvero la differenza.

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