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15 Dec

Django Unchained di Quentin Tarantino, la recensione in vista dell’uscita

dgmag - 17 gennaio 2013
17 gennaio 2013
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Nominato per i prossimi Oscar di febbraio 2013, arriva oggi nelle sale italiane Django Unchained, il nuovo e attesissimo film di Quentin Tarantino con Leonardo Di Caprio e Jamie Foxx.

Oltre 2 ore di puro intrattenimento, trovate geniali, a tratti qualche sbadiglio ma nulla in confronto agli applausi che Tarantino strappa con Django Unchained che ricorda un mondo lontano, di quelli che nessuno racconta e che puo' essere tranquillamente trasportato nell'attualità: la schiavitù negli Stati Uniti.

E' un gioco di richiami e rimandi questo Django che fin dall'inizio, nei titoli di coda, ricorda volontariamente il suo film ispiratore, Django di Sergio Corbucci.

La storia è banalmente semplice: ambientato nel 1858 negli Stati Uniti oppressi dalla schiavitù, il protagonista Django (Jamie Foxx) una volta liberato dal Dottor King Schultz (Christoph Waltz) decide di vendicarsi di chi lo ha tenuto in schiavitù e di liberare la moglie Broomhilda (Kerry Washington) temuta schiava da Calvin Candie (Leonardo Di Caprio).

Protagonista fondamentale di Django è proprio il bravissimo Christoph Waltz, mentore di Django stesso e in grado di ricordare al pubblico appassionato di Tarantino molti dei film e dei personaggi delle precedenti pellicole, prime tra tutte quel Bastardi senza gloria che viene spesso ricordato nel film.

Ma è presente anche la trama sottostante Kill Bill visto che la vendetta, a differenza che in Bastardi senza gloria, è un piatto che il protagonista vuole consumare lentamente e dopo aver studiato per bene le sue mosse e quelle dei suoi avversari in un climax ascendente e discendente che si alternano ai fini narrativi.

E' un western quasi classico questo Django Unchained ma gli elementi di forza sono proprio le contraddizioni che si rincorrono e contribuiscono alla storia: così troviamo il nero più razzista di tutti i bianchi, l'uso di parole di cui non si conosce il significato ma che contribuiscono ad aumentare la distanza che separa lo schiavo dal padrone, la presenza di personaggi di sfondo come per esempio Franco Nero, il Django originale, che mettono in ridicolo i nuovi o l'agente di Miami Vice Don Johnson che interpreta un agente a cavallo non convenzionale.

Come al solito quando si parla di Tarantino i meccanismi che scatenano la visione di un suo film sono almeno due: c'è chi ne apprezza l'ironia e a tratti anche il suo essere macabro e chi, i più accaniti fan, ne apprezzano o detestano le citazioni, i rimandi, le parole non dette e le immagini che dicono più delle parole.

Crediamo che questo Django sia uno degli esempi più interessanti di come il cinema, prendendosi fintamente poco sul serio, riesca a raccontare una storia e allo stesso tempo anche la Storia introducendo immagini simboliche, rimandi al passato storico e cinematografico, citazioni più o meno illuminate che possono far sorridere ma che se ben analizzate sono lo specchio di un modo completo e perfetto di fare cinema.

Il trailer di Django Unchained:

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