Donne ancora svantaggiate sul lavoro

In occasione della Festa della donna, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha diffuso i risultati di un’indagine che dimostra come, nonostante l’aumento delle donne lavoratrici, persistano enormi differenze tra donne e uomini a livello di status, sicurezza del posto di lavoro, salario e accesso all’istruzione.

L’Ilo parla dunque di “femminilizzazione dei lavoratori poveri” all’interno del Rapporto sulle tendenze globali dell’occupazione femminile; secondo il Rapporto, infatti, il numero delle donne che opera sul mercato del lavoro ha raggiunto il livello più elevato nel 2006.

Ma, nonostante ciò, sono sempre più numerose le donne senza lavoro (81,8 milioni), occupate in impieghi poco produttivi nel settore agricolo o nei servizi o quelle che, a parità di mansioni rispetto agli uomini, ricevono salari più bassi.

“Promuovere il lavoro dignitoso come strumento fondamentale per il raggiungimento dell’uguaglianza tra uomini e donne, è un percorso che permetterà di aumentare il livello dei salari e di accrescere le opportunità di lavoro per le donne e di far uscire molte famiglie dalla morsa della povertà”, ha dichiarato il direttore generale dell’Ilo, Juan Somavia.

Secondo il rapporto dell’Ilo, inoltre, oggi un numero maggiore di donne in età lavorativa ha un impiego retribuito (47,9%) rispetto a 10 anni fa (42,9%); ma a fronte di ciò si nota che più una regione è povera più le donne rischiano, rispetto agli uomini, di non essere retribuite quando collaborano in imprese familiari o di lavorare per conto proprio per redditi minimi.

Secondo i dati dell’Ilo, inoltre, le donne rischiano più degli uomini di rimanere disoccupate in quanto il tasso di disoccupazione femminile è del 6,6%, contro una disoccupazione maschile del 6,1%.

Il rapporto fra occupazione e popolazione è molto più basso per le donne che per gli uomini e solo la metà delle donne economicamente attive possiede un lavoro, mentre per gli uomini il rapporto è di 7 su 10.

Restano infine notevoli le differenze salariali; pur svolgendo lo stesso lavoro, infatti, le donne guadagnano meno, (si arriva anche al 90%) dei loro colleghi uomini e anche quando si tratta di impieghi considerati tradizionalmente femminili (infermiere e insegnanti).