Ennesima aggressione ai danni di un arbitro in Puglia

Ogni volta ci si illude che sarà diverso, si crede che certe cose insegnino, che certi sbagli non saranno ripetuti ed invece ciò che é accaduto nel pomeriggio di domenica ha dell’incredibile ad appena un anno da due omicidi che avevano sconvolto il calcio e che si sperava portassero, in colpevole ritardo comunque, ad un cambiamento radicale nella mentalità di molti cosiddetti "tifosi".

Marco Capilungo,promettente arbitro leccese di 23 anni, abitualmente sorteggiato per l’Eccellenza, era stato selezionato dall’AIA regionale per dirigere una partita molto delicata tra il Manduria secondo in classifica ed il Tricase terzo di Promozione pugliese. Il match,considerato ad alto rischio, si concludeva 0-1 per gli ospiti del Tricase con i padroni di casa che reclamavano per due rigori, a loro parere nitidi,non concessi. Niente però avrebbe potuto far pensare a quello che sarebbe successo di lì a poco.

Tra fischi ed insulti il giovane direttore di gara veniva accompagnato presso la propria autovettura e scortato per una quindicina di chilometri da due gazzelle dei carabinieri. Già qui ci sarebbe parecchio da discutere e da indignarsi non essendo concepibile che un ragazzo per cento euro extra sia costretto a sopportare epiteti di ogni tipo e minacce in quello che dovrebbe solamente essere uno splendido e appassionante gioco. Nonostante questo si sa, la stupidità non ha limite e non appena le gazzelle dei Carabinieri si sono defilate ritenendo ormai non sussistere pericolo le auto di alcuni teppisti – una Renault Scenic e una Fiat Bravo – hanno affiancato l’autovettura dell’arbitro e l’hanno tamponata, mandandola fuori strada.

Non contenti gli aggressori, scesi dalle proprie auto, hanno circondato la vettura del giovane colpendola con calci e pugni. Il direttore di gara, per fortuna illeso, è riuscito a mettere in moto, a fuggire e a dare l’allarme ai carabinieri che hanno poi predisposto posti di blocco in tutta la provincia senza però rintracciare i malviventi su cui pesa una denuncia per tentato omicidio in quello che sarebbe potuto diventare l’ennesimo giorno di sangue del calcio italiano, un giorno che il giovane Capilungo faticherà a dimenticare ma che il mondo del calcio dimenticherà in fretta. Dopotutto per bocca dello stesso presidente della lega Matarrese "il gioco deve continuare ed i morti fanno parte del sistema" quindi perché indignarsi?