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Festival del Film di Roma 2013: premio alla carriera ad Aleksej Jurevic German

LaRedazione - 13 novembre 2013
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13 novembre 2013
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Il Festival del Cinema di Roma si prepara a rendere un premio alla carriera ad Aleksej Jurevic German, regista russo venuto a mancare a febbraio all’età di 74 anni. Il direttore della rassegna cinematografica allestita nella capitale italiana, Marco Muller, consegnerà ai parenti del cineasta di origini sovietiche il premio alla carriera. La consegna dell’ambito riconoscimento avverrà durante una cerimonia che si terrà alle ore 19 presso la Sina Sinopoli e si tratta di un evento unico, almeno in Europa: mai, in precedenza, era accaduto che gli organizzatori di un festival assegnassero il premio per la carriera a un’artista postumo. In questo caso, saranno la vedova (sua stretta collaboratrice) e il figlio di Aleksej Jurevic German (anch’egli regista e vincitore del Leone d’Argento nel 2008 con la pellicola “Soldati di carta”) a ritirare il premio.

A descrivere lo stile registico di German ha pensato Umberto Eco, ospite speciale del Festival di Roma: lo scrittore italiano ammette che essere spettatori di un suo film può rivelarsi un’esperienza davvero terrorizzante, visto che il regista sovietico dà la sensazione di vivere in un inferno pieno di crudeltà indicibili, angoscia, intolleranza e persecuzione. Eco arriva a dire che, in confronto alla regia ossessiva di Aleksej Jurevic German, anche i film di Quentin Tarantino sembrano favole della Disney.
In particolare, una delle opere più di note di German si intitola “È difficile essere un Dio”, che racconta la storia di alcuni scienziati mandati a compiere una missione sul pianeta Arkanar con l’obiettivo di aiutare gli abitanti a superare una fase storica molto critica, la quale potrebbe corrispondere al nostro Medioevo, e dove sono entrate in vigore alcune leggi che mettono al bando non solo le persone più intelligente, ma anche chi ha dimostrato di saper semplicemente leggere, scrivere e fare di conto.

Agli scienziati è stato però raccomandato di agire in segreto e di non influenzare in alcun modo le vicissitudini storico-politiche che caratterizzano il pianeta, pertanto dovranno comportarsi in maniera assolutamente neutrale senza schierarsi da nessuna parte. Tuttavia, uno dei protagonisti del film, un certo Don Rumata, a un certo punto della trama non può più fare a meno di non prendere una posizione e, nel tentativo di salvare la vita agli intellettuali messi letteralmente alla gogna, solleva la questione fondamentale della pellicola, al punto da ispirare anche il titolo: “Cosa faresti al posto di Dio?”.

“È difficile essere un Dio” è un romanzo del 1964 scritto dai fratelli Strugackij dal quale è ispirato l’omonimo film realizzato 25 anni più tardi da German, il quale ha saputo imporre la propria firma con le sue atmosfere cupe e trasmettendo ai personaggi le proprie ossessioni e inquietudini.

Un film molto particolare che merita l’attenzione da parte del Festival del Film di Roma a rendere omaggio con un premio alla carriera Aleksej Jurevic German, il regista russo venuto a mancare a febbraio.

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