Fine pena mai-Paradiso Perduto

Riconosciuto film d’Interesse Culturale Nazionale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e realizzato con il contributo del Fondo Eurimages del Consiglio d’Europa, arriva nelle sale italiane Fine pena mai liberamente ispirato al romanzo autobiografico Vista d’interni di Antonio Perrone.

I protagonisti sono Claudio Santamaria e Valentina Cervi, diretti dai documentaristi Davide Barletti e Lorenzo Conte.

Il film narra la storia di Antonio Perrone, condannato a 49 anni di carcere, scontati in stato di isolamento totale secondo l’articolo di legge 41 bis e racconta un drammatico percorso umano.

All’inizio degli anni Ottanta, Antonio Perrone è il primogenito di una benestante famiglia salentina ,a la sua natura è irrequieta e, come tanti ragazzi di quell’epoca, sogna un futuro migliore, libero dai vincoli sociali. È il sogno di una vita al massimo. Quando si innamora della giovane Daniela sembra sul punto di realizzare i suoi desideri.

Antonio vuole di più, sempre di più, entra nel mondo dello spaccio di droga, divenendo con l’incoscienza di un giovane romantico, protagonista di folli scorribande alla conquista del territorio e la sua corsa è inarrestabile: intraprende una serie di rapine fino a diventare un vero e proprio boss della neonata Sacra Corona Unita, la cosiddetta Quarta mafia che tenne sotto ricatto, per un decennio, una regione fino ad allora vergine. Il suo sogno si è trasformato in un incubo.

Se Perrone è un criminale dalla parabola insolita e drammatica, la Sacra Corona Unita è una mafia che presenta un percorso innovativo e anomalo rispetto alle altre mafie; ultima a essere nata, tutti i suoi riti di iniziazione, la sua struttura verticistica, il suo codice d’onore nascono da una mescolanza e riedizione delle vecchie tradizioni malavitose.

È una mafia violenta e irrazionale e così Perrone finisce schiacciato dai suoi meccanismi e il suo percorso culmina in maniera tragica.

"L’idea è nata quattro anni fa con la lettura del libro di Perrone",
hanno detto i due registi alla presentazione del film. "Abbiamo apprezzato prima la qualità letteraria e poi il modo in cui spiega con puntualità la nascita della Sacra Corona Unita. Comunque non volevamo assolutamente fare un gangster movie classico, ma anzi prendere la giusta distanza dalla violenza tipica di questa criminalità".