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Fortapàsc, Giancarlo Siani rivive con Marco Risi

22 marzo 2009
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Marco Risi è il regista di Fortapàsc con Libero De Rienzo, Valentina Lodovini e Michele Riondino che racconta la storia del giornalista napoletano Giancarlo Siani negli ultimi suoi 4 mesi di vita.

Nel 1985 Giancarlo Siani viene ucciso con dieci colpi di pistola a 26 anni; lavorava per Il Mattino, prima da Torre Annunziata e poi da Napoli.

Era un ragazzo allegro che amava la vita e il suo lavoro e cercava di farlo bene. Aveva il difetto di informarsi, di verificare le notizie, di indagare sui fatti. È stato l’unico giornalista ucciso dalla camorra.

La sua ultima estate quando, dal Vomero, dove abitava, tutti i giorni scendeva all’inferno di Torre Annunziata, regno del boss Valentino Gionta. Tutto, in quel periodo, ruotava intorno agli interessi per la ricostruzione del dopo terremoto e Giancarlo vedeva. E capiva.

Risi si sofferma sul Siani quotidiano, sulle sue amicizie, gli amori, le serate, ma soprattutto sul ragazzo sempre pronto con il taccuino in mano, con una grande passione per le notizie e per la ricerca della verità.

La decisione di ammazzarlo venne presa all’indomani della pubblicazione di un suo articolo su Il Mattino del 10 giugno 1985 relativo all’arresto del boss Valentino Gionta (attualmente in carcere condannato all’ergastolo). Nel pezzo Siani rivelava l’alleanza tra Gionta e Lorenzo Nuvoletta (ora deceduto), amico e referente in Campania della mafia vincente di Totò Riina. Nuvoletta aveva un problema con un altro potente boss camorristico con il quale era sul punto di far scoppiare una guerra senza quartiere. L’unico modo di uscirne era soddisfare la richiesta di Riina eliminando Gionta ma Nuvoletta, per non tradire l’onore di mafioso uccidendo un alleato, lo fece arrestare facendo arrivare una soffiata ai carabinieri.

Siani venne a conoscenza di questo particolare e lo scrisse provocando le ire dei camorristi di Torre Annunziata; per non perdere la faccia con i suoi alleati, Lorenzo Nuvoletta, con il beneplacito di Riina, decretò la morte di Siani. L’organizzazione del delitto richiese circa tre mesi, durante i quali Siani continuò con sempre maggior vigore la propria attività giornalistica di denuncia delle malefatte di camorristi e politici, proprio nel momento in cui iniziavano a piovere in Campania i miliardi per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 1980.

Questa è la verità giudiziaria dimostrata dagli inquirenti 8 anni dopo il delitto, con la collaborazione di alcuni pentiti e confermata per tutti gli imputati, con la sola eccezione del boss Valentino Gionta.

Ma sicuramente dietro l’uccisione del giornalista Siani c’è dell’altro…

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