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12 Dec

Fuga dal call center, il mondo dei giovani precari

20 aprile 2009
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Lo chiamano cancro sociale. La precarietà sul lavoro fa paura perché quasi sempre inguaribile.

Fuga dal call center, il film indipendente di Federico Rizzo, immerge il pubblico in una realtà difficile, alla costante ricerca di un equilibrio, tra giovani laureati costretti a ripiegare su un lavoretto per sopravvivere.

La storia è quella di Gianfranco, interpretato da Angelo Pisani (componente del duo Pali e dispari di Zelig), fresco di laurea in vulcanologia e costretto, per sopravvivere, a iniziare la sua carriera in un call center.

Da qui, l’inferno insieme a colleghi biologi, filosofi, antropologi, matematici. Accanto a lui, la bella Marzia (Isabella Tabarini), aspirante giornalista che si divide tra due lavori: cameriera di giorno, centralinista di un telefono erotico di notte.

Come ha spiegato il regista: “sono partito dalla mia esperienza, anch’io per tre anni ho subito quel microcosmo  ma non volevo raccontare questo mondo basandomi solo sul vissuto personale, così ho raccolto un migliaio di testimonianze lungo la penisola. E’ nato un instant-movie, girato in 15 giorni, imperfetto ma con sane ingenuità. Non c’era intenzione di realizzare un film cupo, con pochi dialoghi o depressivo. Ci interessava uno stile giocoso, ironico e nello stesso tempo incisivo, per far ricordare alla politica i propri doveri”.

E i sindacati? Assenti nella vita reale come nel film, anche se “la CGIL ha sostenuto il film, per ricucire un po’ il rapporto con i lavoratori che si sta sempre più sbriciolando”.

Riflettori puntati anche sulla colonna sonora, affidata al genio creativo di Capareza e dei gruppi Tre allegri ragazzi morti e Luci della centrale elettrica.

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