0 Shares 5 Views
00:00:00
14 Dec

I gatti persiani, recensione

La Redazione
14 aprile 2010
5 Views

Premio speciale della giuria allo scorso Festival di Cannes, arriva in Italia il 16 aprile I gatti persiani di Bahman Ghobadi.

Particolarità del film, che si contraddistingue per l’uso attento delle immagini e per la narrazione di una realtà scomoda, è il fatto di essere stato girato in soli 17 giorni, in Iran e senza le autorizzazioni governative; elementi, questi, che ne hanno subito fatto percepire l’essenza innovativa celata dietro la voglia di raccontare le difficoltà dell’Iran di oggi, in bilico costante tra passato e presente.

La storia è evocativa: due giovani musicisti, appena usciti di prigione per aver suonato musica occidentale proibita in Iran, vogliono formare un gruppo musicale moderno per suonare a Londra.

Per questo iniziano a setacciare il mondo underground della Teheran di oggi in cerca di altri musicisti e si imbattono in un personaggio decisamente particolare, Nader, che gli permetterà in qualche modo di coronare il loro sogno.

Ma siccome in Iran è vietato fare musica, Negar e Askhan decidono di fuggire per esibirsi in Europa e iniziano a cercare il modo migliore per procurarsi soldi e soprattutto un passaporto per espatriare.

Sequenze lente, sequenze ritmate, immagini quasi rubate dai bassifondi di Teheran rappresentano la cifra stilistica de I gatti persiani che si propone, riuscendoci, di raccontare le difficili condizioni in cui sono costretti a vivere quelli che cercano di fare cultura in Iran e anche coloro che vivono nel Paese ma non sono tutelati dalla società che li abbandona a sè stessi; a riprova di ciò anche il fatto che, di ritorno da Cannes, lo stesso regista della pellicola è stato arrestato e ha passato 7 giorni in carcere per essere entrato in Iran dal confine iracheno per andare a trovare dei parenti in Kurdistan.

Ghobadi ha spiegato il motivo per cui ha realizzato I gatti persiani: "nel mio film ho voluto mostrare una briciola della cultura underground iraniana, poiché essa non è soltanto musica, ma anche arte, poesia, letteratura: c’è una grandissima produzione artistica tenuta nascosta che aspetta soltanto di poter uscire fuori un giorno. Ho tenuto i diritti del film in Iran per me e ho permesso che fosse distribuito gratuitamente per le strade, in questo modo tantissimi giovani hanno potuto vedere qual è la situazione nel nostro paese e ne sono rimasti molto turbati, e come loro tantissime altre persone che sto incontrando in questi mesi in giro per il mondo, che mi stringono la mano e mi ringraziano per avergli mostrato questa situazione".

Quel che stupisce è la forza intrinseca del film che non commisera mai la situazione in cui versa la società iraniana ma da questa trae la sua forza e la sua ispirazione per raccontare sogni, speranze e illusioni sempre disilluse ma comunque portate avanti con fierezza da chi, la sua terra, la ama davvero.

Da non perdere!

Il trailer de I gatti persiani:

Loading...

Vi consigliamo anche