Il 7 e l’8, Ficarra e Picone tornano in sala

I due comici siciliani Ficarra e Picone sono i protagonisti de Il 7 e l’8, pellicola in uscita per Medusa da loro diretta insieme a Giambattista Avellino con, tra gli altri, Tony Sperandeo, Arnoldo Foà, Andrea Tidona, Remo Girone, Eleonora Abbagnato.

La storia prende le mosse dall’incontro tra due tipi profondamente diversi tra loro: Daniele figlio di un colonnello dei carabinieri e Tommaso, taroccatore di professione.

I due, guarda caso, sono nati lo stesso giorno, nella stessa città e nello stesso ospedale di Daniele.

Ed è da qui che parte una commedia degli equivoci durante la quale scopriranno qualcosa che li sconvolgerà e che ha a che fare proprio con il giorno della loro nascita e con le loro culle, la numero 7 e la numero 8 appunto.

“Quello dello scambio delle culle è un’idea che abbiamo preso da C’era una volta in America di Sergio Leone. Ci chiedevamo sempre: chissà se fosse capitato a noi? Abbiamo girato il film in una Palermo in cui si ride, ci s’innamora e si vive come in tante altre città, e dove le gente può anche permettersi di morire nel proprio letto, non solo sparata da qualcuno. Ci tenevamo a rappresentare una Palermo normale e non legata ai soliti clichè, per questo non abbiamo imposto a nessuno di esasperare il dialetto siciliano. Imitare se stessi è la cosa peggiore”, ha detto Ficarra in conferenza stampa presentando Il 7 e l’8. “Abbiamo fatto leva sulla sana stupidità dei personaggi. Per noi è impossibile un raffronto con i nostri corregionali comici, come Franchi e Ingrassia: sarebbe un paragone irriverente, anche se le loro battute ce le abbiamo nel dna. Come quelle di Pino Caruso, che sono entrate nel linguaggio quotidiano. Il lavoro di regia a tre è stato divertente ma non privo di qualche frizione. Si è trattato di un’esperienza drammaticamente vera. Più che a tre, spesso era addirittua a sei mani. Litigavamo perché eravamo in contraddizione con noi stessi e d’accordo con quello che sosteneva l’altro”.

A lui ha fatto eco Picone: “in più in questa ambientazione palermitana ci tenevamo che ognuno parlasse con il suo accento senza mai rimarcare l’inflessione siciliana”.

Il tutto per dare vita ad una brillante commedia degli equivoci giocata sui dialoghi tra i due, resa ancora più divertente grazie alla voce fuori campo della radio che tira fuori notizie strampalate e alla fisicità che accompagna le parole.