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14 Dec

Il concerto, recensione

3 febbraio 2010
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E’ tutto pronto per l’uscita de Il Concerto di Radu Mihaileanu, lo stesso regista di Train de vie che torna con una commedia dolce-amara in cui a farla da padrona è sempre l’ironia applicata ai grandi drammi della vita.

Il concerto è ambientato all’epoca di Brežnev, Andreï Filipov è il più grande direttore d’orchestra dell’Unione Sovietica e dirige la celebre Orchestra del Bolshoi. Ma viene licenziato all’apice della carriera quando si rifiuta di separarsi dai suoi musicisti ebrei, tra cui il suo migliore amico Sacha. Trent’anni dopo lavora ancora al Bolshoi, ma… come uomo delle pulizie.

Una sera Andreï si trattiene fino a tardi per tirare a lustro l’ufficio del direttore e trova casualmente un fax indirizzato alla direzione del Bolshoi: è del Théâtre du Châtelet che invita l’orchestra ufficiale a suonare a Parigi.

All’improvviso Andreï ha un’idea folle: riunire i suoi vecchi amici musicisti, che come lui vivono facendo lavori umili, e portarli a Parigi, spacciandoli per l’orchestra del Bolshoi. È l’occasione tanto attesa da tutti di potersi finalmente prendere una bella rivincita.

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