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11 Dec

Il curioso caso di Benjamin Button, la recensione

11 febbraio 2009
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Nelle sale dal 13 febbraio la storia dell’uomo che vive al contrarioSbarcherà al cinema il prossimo 13 febbraio Il curioso caso di Benjamin Button, pellicola high budget con Brad Pitt e Cate Blanchett, diretta da David Fincher e pluricandidata agli Oscar.

"Sono nato in circostanze particolari": è così che inizia Il curioso caso di Benjamin Button, adattato da un racconto degli anni ’20 di F. Scott Fitzgerald su un uomo che nasce ottantenne e la cui età scorre al contrario, un uomo come tutti noi, incapace di fermare il tempo.

Da New Orleans alla fine della Prima Guerra mondiale nel 1918, fino al XXI secolo, in un percorso insolito come può essere la vita di ognuno, il film è il racconto di un uomo non così comune e delle persone e dei luoghi che scopre lungo il percorso, gli amori che trova e che perde, le gioie della vita e la tristezza della morte e quello che resta oltre il tempo.

La particolarità della pellicola è sicuramente la scelta del regista di narrare la storia in maniera abbastanza classica ma ricorrendo a dei tocchi d’autore che la rendono in qualche modo sospesa nel tempo: Fincher parte infatti dalla modernità, attraverso le memorie di un diario letto alla protagonista ormai anziana e in punto di morte. E arricchisce le parole con una fotografia che sposa i toni del seppia, proprio a voler sottolineare l’importanza del ricordo nella costruzione della propria realtà.

"Non sai mai cosa c’è in serbo per te" è una delle frasi che la madre adottiva ripete di continuo a Benjamin quasi a voler sottolineare che è necessario, in ogni momento, godere della vita senza esirationi e senza mai che ci sia qualcosa di impossibile da fare; inevitabile il paragone con Forrest Gump, cui Il curioso caso di Benjamin Button si rifà per quanto riguarda la struttura narrativa ma da cui si allontana proprio perchè lo scopo è raccontare come si comporterebbe un vecchio con la testa di un bambino e come potrebbe vivere un giovane con l’esperienza di un anziano.

Due le pecche del film: l’eccessiva lunghezza, che poteva essere evitata tagliando la parte centrale dedicata alla guerra, e i continui salti temporali con protagonista Cate Blanchett, poco funzionali alla narrazione e, a tratti, in grado di disturbare e distrarre.

Assolutamente strepitose le interpretazioni di Cate Blanchett, peraltro messa poco in luce nonostante il suo sia forse il ruolo chiave dell’intera pellicola, e di Brad Pitt, alla sua migliore interpretazione degli ultimi anni e forse di sempre.

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