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13 Dec

Il Riccio di Mona Achache fa discutere tutti

5 gennaio 2010
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Liberamente tratto dal bestseller L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, arriva al cinema da oggi Il Riccio diretto da Mona Achache con Josiane Balasko, Garance Le Guillermic, Togo Igawa, Anne Brochet e Ariane Ascaride.

La storia è ambientata a Parigi, in rue de Grenelle numero 7, in un elegante palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia dove vivono ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria.

Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all’idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente.

Niente di strano, dunque, tranne il fatto che, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese e dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni.

Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze, che lei si cura di tenere rigorosamente nascoste, dissimulandole con umorismo sornione.

Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l’ambiente che la circonda.

Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.

Aver letto il libro della Barbery fa irrimediabilmente e immediatamente rendere conto di quanto la trasposizione di un libro sul grande schermo sia, nella maggior parte dei casi, scadente e completamente falsata; e non a caso Il Riccio non riesce a dare conto della complessità dei casi umani raccontati dalla brillante autrice francese e si ferma alla superficie, pretendendo di raccontare una storia che se nel libro vive di vita propria e alimenta la fantasia del lettore, sul grande schermo perde di senso e diventa effimera e soprattutto inutile.

Non a caso Muriel Barbery si è liberamente messa in polemica con la Eagle Pictures, distributore italiano del film di Mona Achache, che "rifiuta di riprodurre nella locandina italiana la dicitura liberamente ispirato a e utilizza elementi grafici della copertina del libro L’Eleganza del Riccio senza l’autorizzazione mia e dei miei editori. Così, si suggerisce l’idea che il film e il libro sono la stessa cosa. Il che mi costringe a ripetere che il libro e il film sono troppo differenti per portare lo stesso titolo. Quel che mi interessa è dire ai lettori italiani che hanno accolto così calorosamente il mio libro che non considero questo film espressione dello spirito del romanzo, perché è troppo diverso".

Dobbiamo dirci d’accordo con la scrittrice francese e consigliare a chi ha letto il libro di non andare a vedere il film o di andare con la consapevolezza che si sta gfuardando altro, che non è possibile riconoscere nessuno dei personaggi tratteggiati dalla Barbery nel film della Achache che, al suo primo lungometraggio, ha scelto di cimentarsi con un soggetto troppo difficile e impossibile da replicare.

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