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12 Dec

Invictus, la recensione

24 febbraio 2010
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Arriva nelle sale il prossimo 26 febbraio Invictus di Clint Eastwood con Morgan Freeman e Matt Damon.

Invictus racconta la vera storia di come Nelson Mandela (Morgan Freeman) e il capitano della squadra di rugby del Sud Africa, Francois Pienaar (Matt Damon), unirono le loro forze per la pacificazione del loro Paese.

Il neo eletto presidente Mandela è consapevole che la sua nazione è divisa dall’apartheid e, sperando di poter riunire il suo popolo con il linguaggio universale dello sport, spinge la squadra di rugby del Sud Africa alla vittoria del Campionato del Mondo del 1995.

“La storia si svolge in un momento cruciale della presidenza di Mandela”, ha dichiarato Clint Eastwood. “Penso che abbia dimostrato grande saggezza nel comprendere lo sport nello sforzo di riconciliazione del paese. Sapeva che bisognava unire tutti, trovare un modo per fare appello all’orgoglio nazionale, agendo sull’unica cosa che allora avevano in comune. Sapeva che la popolazione bianca e la popolazione nera avrebbero dovuto lavorare come una squadra o il Paese sarebbe fallito, così ha mostrato grande creatività nell’usare lo sport come mezzo per raggiungere un fine”.

Il fine è il sogno di Mandela di una nazione arcobaleno, a partire dal colore degli Springboks, verde e oro. Il piano del presidente non è privo di rischi. Di fronte a una spaventosa crisi economica e sociale, anche i suoi consiglieri più fidati si chiedono perché si stia concentrando su qualcosa di così insignificante come il rugby. Molti altri si domandano come possa sostenere gli Springboks proprio quando i Sudafricani neri vogliono cancellarne il nome e l’emblema, che per tanto tempo sono stati simbolo di apartheid. Ma Mandela ha avuto la lungimiranza di riconoscere che eliminare l’amata squadra di rugby avrebbe solo reso incolmabile la spaccatura tra le due comunità.

Comunque un incontro di rugby non si può decidere nei palazzi del governo, quindi Mandela si è rivolto all’unico uomo che poteva aiutarlo a raggiungere il suo obiettivo: il capitano degli Springboks, Francois Pienaar, interpretato da Matt Damon.

In pieno stile Eastwood, Invictus racconta l’epopea di un grande personaggio ma non diventa mai celebrazione dello stesso virando anzi nell’ultima parte nella narrazione di un grande evento sportivo; che diventa pretesto per raccontare la speranza, quella che negli ultimi film, Gran Torino in primis, era mancata del tutto.

La capacità del regista di raccontare la Storia con le immagini è palese e si nota già nella prima, ed esaustiva, inquadratura del film in cui si evidenziano le contrapposizioni che regneranno in tutto la pellicola, molta della quale si gioca sui contrasti bianco/nero e dentro/fuori.

Ottima la performance dei due protagonisti, completamente calati nei panni dei personaggi che interpretano per dar vita ad una storia sul perdono, sulla riconciliazione con sè stessi e con gli altri e sulla Storia in senso più ampio.

Da non perdere, se si pensa che il grande cinema sia quello che, scevro dai meccanismi acchiappagente e dalle tecnologie di ultima generazione, ricorre alla forza delle immagini basilari per raccontare dei fatti, attualizzarli e renderli immortali.

Il trailer di Invictus:

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