Io vi troverò, il thriller stereotipato e inutile

Pierre Morel dirige Liam Neeson, Maggie Grace, Xander Berkeley, Famke Janssen, Katie Cassidy e Olivier Rabourdin nel thriller paradossale Io vi troverò.

L’agente segreto Bryan, dopo anni di servizio nei quali ha più volte sacrificato la famiglia per amore della patria, si è dimesso per poter stare vicino alla figlia diciassettenne che vive con la madre e il patrigno in una lussuosa villa a Los Angeles.

Quando Kim gli chiede il permesso di poter andare a Parigi con un’amica lui, prima un po’ titubante, acconsente a patto che la figlia lo chiami ogni giorno e lo informi dei suoi spostamenti.

Giunte nella capitale francese le due ragazze vengono rapite da un’organizzazione che commercia in prostitute per venderle al miglior offerente: Bryan ha 96 ore per mettersi sulle tracce dei criminali e ritrovare Kim.

Visione stereotipata della realtà, della malavita, della divisione poveri/ricchi, scene azzardate e paradossali e soprattutto una crudeltà e una violenza che infastidiscono per l’eccesso e per la sottolineatura, neanche tanto velata, di un’idea: che le donne rapite, seviziate, stuprate, vendute, uccise, hanno in realtà parte della colpa.

Basta pensare ad Amanda, la ragazza frivola e di facili costumi che subisce torture e abusi fino alla morte e di cui si sa solo che non è più vergine; al contrario, la verginea Kim nonostante l’esperienza sconvolgente si salverà anche grazie alla sua purezza.

Delusione su tutti i fronti, uno script già visto e una pellicola che con la calura estiva diventa ancora più insopportabile.