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14 Dec

Kingdom Under Fire: Circle of Doom

LaRedazione
14 gennaio 2008
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La serie di RPG Kingdom Under Fire, rinomata ma storicamente relegata a un ruolo secondario nei confronti dei pesi massimi del genere, si è sempre distinta per la qualità dei suoi elementi strategici e per l’interessante sviluppo di abilità e magie che contraddistinguono questo tipo di prodotti.

L’ultimo capitolo per Xbox 360, Circle of Doom, rappresenta una piccola rivoluzione all’interno dei collaudati schemi della serie che potrebbe disorientare i vecchi appassionati.

Infatti, gli sviluppatori Blueside hanno deciso di eliminare la maggior parte degli elementi strategici presenti da sempre nel gioco, in favore di un’azione “hack & slash” che lascerà sorpresi gli appassionati storici .

Il punto più originale del gioco (button mashing a parte) consiste nella possibilità di “vivere” sei diverse storyline legate ai diversi personaggi che è possibile selezionare all’inizio del gioco.

Le storyline si differenziano in modo da conferire l’impressione di vivere una storia diversa a seconda del personaggio scelto.

Ovviamente, come in ogni RPG che si rispetti, la scelta della classe comporterà un cambiamento di strategia e l’utilizzo di differenti abilità per completare l’avventura.

Il gameplay è basato su una forte componente action, e i combattimenti si svolgono principalmente in base al tempismo e alla resistenza dei vostri polpastrelli, rivelando una certa ripetitività, vero punto debole del gioco.

L’avventura si basa su uno svolgimento piuttosto lineare, in cui è necessario in sostanza affrontare incessantemente un’enorme quantità di nemici. Tutto qui.

Per soddisfare le esigenze degli appassionati storici della serie, i Blueside hanno aggiunto un elemento più articolato: gli Idoli.

Progredendo durante l’avventura è possibile incontrare tre diversi idoli, della Morte, dell’Avidità e dell’Amore, collocati in punti predefiniti dei livelli di gioco. Gli idoli consentono di salvare il gioco o di schiacciare un pisolino per recuperare preziose energie, nonché di salvare alcuni degli oggetti dei giocatori in modo da liberare spazio nell’inventario.

Inoltre, combinando fra loro oggetti diversi, è possibile anche creare nuove armi , mediante un’operazione che somiglia molto all’unire casualmente più oggetti condendo il tutto con un po’ di monete d’oro.

Sarebbe stato molto più interessante e divertente disporre di armi in grado di salire di livello in base al progredire dell’avventura.

Anche i dialoghi e le scene d‘intermezzo non brillano per ispirazione, anche a causa della metafora dei “mondo dei sogni”, ovvero di una dimensione onirica in cui i personaggi potranno conversare con gli altri (attraverso dialoghi statici e poco interattivi) allo scopo di rivelare elementi della trama o sbloccare delle sezioni particolari.

Anche i combattimenti non brillano per originalità, essendo basati più sulla pressione ripetuta di determinati tasti che su una precisa strategia. Il gioco vanta però incantesimi e magie tanto riusciti quanto spesso singolari ed inutili , che possono essere sbloccati durante il corso del gioco anche se in maniera piuttosto forzata. I combattimenti sono resi ancor più blandi dalla totale assenza di intelligenza artificiale dei nemici, che si comportano in maniera analoga in tutte le aree del gioco.

Kingdom Under Fire: Circle of Doom è un titolo che rende al meglio in multiplayer, sia in locale che online. In solitaria perde molto del suo fascino per via della sua sostanziale ripetitività.

Dal punto di vista estetico, CoD non vanta un comparto grafico di particolare rilievo, ma dotato di una buona varietà. I nemici sono ben realizzati, nonostante si comportino sempre allo stesso modo, e l’aggiornamento su schermo è tutto sommato costante. Il comparto audio è ben realizzato, con alcuni brani e composizioni molto riuscite ed evocative, mentre i dialoghi spaziano dal piatto all’involontariamente comico.

In conclusione, Kingdom Under Fire: Circle of Doom si rivela un gioco discreto, realizzato con onesto mestiere ma privo del mordente e dell’appeal in grado di collocarlo sopra la soglia della mediocrità. Si tratta di un titolo alquanto ripetitivo, privo di strategia e varietà, basato su un mero button mashing e piuttosto brainless.

Ci sentiamo pertanto di consigliarlo solo agli appassionati duri e puri del genere, suggerendo agli altri di provarlo con attenzione prima di procedere all’acquisto.

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