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13 Dec

L’Allenatore Nel Pallone 2

9 gennaio 2008
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Ventiquattro anni dopo la demenziale commedia diventata un cult, Lino Banfi torna nei panni di Oronzo Canà ne L’Allenatore Nel Pallone 2, in uscita nelle sale italiane il prossimo 11 gennaio.

Oronzo Canà, mister della mitica Longobarda, pur se a malincuore, non allena più da vari anni; ora ha un’azienda agricola e produce olio d’oliva insieme alla sempre aristocratica moglie Mara, al nipote Oronzino, genio del computer, alla poco attraente figlia Michelina, e al genero Fedele, impenitente latin lover.

Dalla sua azienda agricola, Canà può solo sognare di allenare una squadra, finchè una sera l’ex mister è invitato ad una trasmissione sportiva; la Longobarda è appena stata promossa in serie A non per meriti sportivi, ma per inadempienze finanziarie della sua diretta concorrente e Canà è stato invitato come testimone della “mitica” Longobarda di venti anni fa.

Durante il talk show un giornalista si ricorda che allora, nonostante Canà fosse riuscito a salvare la squadra dalla retrocessione, venne esonerato e così, messo alle strette, Canà rivela il vero motivo di quell’esonero: nel vincere l’ultima partita, quella che aveva permesso la permanenza della Longobarda in serie A, Canà disubbidì ad una richiesta del vecchio presidente Borlotti, che voleva retrocedere in serie B perché non riusciva a reggere i costi della serie A.

Con questa sua dichiarazione, Canà diventa il primo testimone diretto di scomode verità sul calcio: ammissioni così chiare, infatti, non ci sono state neanche durante i recenti scandali calcistici.

Dopo quelle dichiarazioni, invano controbattute dal figlio di Borlotti, Walter, che ora amministra la Longobarda assieme ad un ambiguo socio russo Ivan Rameko, Canà ritorna alla vita di sempre… O almeno ci prova perché una serie di equivoci gli fanno temere inquietanti ritorsioni per le sue dichiarazioni da parte di Ramenko, milionario in odore di mafia russa.

Ma, inaspettatamente, Borlotti e Ramenko gli propongono di allenare la squadra nel prossimo campionato di serie A: vogliono darsi un’immagine di specchiata onestà e chi più di Canà può garantire ciò?

Canà accetta e si trasferisce, pieno di entusiasmo, nel Nord Italia realizzando il suo sogno di tornare ad allenare e proprio la mitica Longobarda.

Il Mister si accorge però ben presto di quanto il calcio sia cambiato rispetto ai suoi tempi: ora c’è l’invadenza degli sponsor, i calciatori si presentano agli allenamenti con le veline di turno, quelli stranieri con gli interpreti e anche il linguaggio sportivo è cambiato perchè se una volta c’erano i terzini e il contropiede, ora i laterali e le ripartenze.

Nonostante tutto, Canà non perde il suo entusiasmo e promette di fare sfracelli anche con i giocatori di non eccelso livello che ha a disposizione.

Tra gag, equivoci, malintesi linguistici e scoperte inquietanti, quella di Canà diventa sempre più una lotta tra lui e il nuovo calcio, o almeno i suoi aspetti peggiori, perché poi quando incontra i reali campioni come Totti, Del Piero, Buffon, si riappacifica con il gioco, anche se spesso ciò coincide con una goleada della squadra avversaria a suo danno.

Lasciato sempre più solo dai suoi dirigenti, e nonostante qualche piccolo problema in famiglia a causa del latin lover nullafacente sposato dalla figlia, Canà non molla; aiutato dal vecchio amico-manager Bergonzoni tessera alcune vecchie glorie ormai fuori dal giro e soprattutto prende Caninho, un giovanissimo campioncino brasiliano, portato in Italia da una grande squadra e poi scaricato.

L’arrivo di Caninho però sconvolge la vita privata di Canà, a causa di una incredibile rivelazione che il giovane brasiliano porta con sé; non sarà facile per Canà venire a capo di una serie di equivoci che metterebbero in difficoltà anche la persona più equilibrata.

Intanto Bortolotti e Ramenko, dopo aver intascato tutti i soldi possibili, tra incassi, diritti tv, prevendita dei giocatori migliori e speculazioni in borsa sono spariti e con la Longobarda senza più dirigenti e in aperta crisi finanziaria, Canà si avvicina all’ultima partita, decisiva per la permanenza in serie A, pensando di dimettersi.

Riuscirà a superare la crisi? E, in caso positivo, riuscirà la Longobarda in nome dei veri valori dello sport a prevalere sul calcio degli interessi e delle plusvalenze?

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