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15 Dec

L’attività fisica non produce benefici per colpa del DNA

5 febbraio 2010
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Fare attività fisica, per alcuni, potrebbe essere inutile: lo sostiene una ricerca guidata da James Timmons, ricercatore del Royal Veterinary College alla University of London e pubblicato sulla rivista Journal-of Applied Physiology secondo cui l’efficacia dell’esercizio fisico potrebbe dipendere dalla presenza nell’organismo di un apposito gene.

Gli esperti parlano di Dna pigro nel 20% della popolazione mondiale, quella parte di popolazione cioè che anche se si dedica regolarmente all’attività fisica non riesce comunque ad esimersi dall’avere problemi al cuore o al diabete.

Lo studio in questione è stato condotto su oltre 500 persone scelte tra Europa e Stati Uniti, sottoposte a un programma di allenamento aerobico di 30 minuti per 5 volte a settimana; all’inizio dello studio, prima che i soggetti coinvolti nello studio cominciassero l’allenamento in palestra, è stata effettuata un’analisi dei loro tessuti muscolari grazie alla quale era stata evidenziata la presenza di circa 30 geni strettamente legati all’aumento del consumo di ossigeno. Di questi, 11 in particolare sembravano giocare un ruolo determinante.

Dopo 6, 12 e 20 settimane gli studiosi hanno misurato il consumo di ossigeno nel sangue e nel 20% del campione, nonostante gli sforzi fatti in palestra, l’incremento registrato era inferiore al 5%; inoltre circa il 30% dei soggetti interessati non ha sviluppato sensibilità all’insulina dunque il loro diabete non sarebbe mai migliorato.

Il 10% dei volontari ha avuto enormi miglioramenti nel fitness aerobico.

Sulla base di questi dati gli scienziati hanno chiesto di brevettare un test per il sangue in modo individuare i soggetti con i geni non idonei che permetterà di aiutare le persone a personalizzare l’attività fisica e le diete.

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