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18 Dec

La custode di mia sorella, trailer e recensione

dgmag - 3 settembre 2009
3 settembre 2009
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Arriva nei cinema italiani il 4 settembre con divieto ai minori di 14 anni La custode di mia sorella di Nick Cassavetes con Cameron Diaz, Abigail Breslin, Alec Baldwin, Jason Patric e Sofia Vassilieva.

Tratto dal famoso romanzo di Jodi Picoult, La custode di mia sorella racconta la storia della vita di Sara e Brian Fitzgerald e dei loro due figli che cambia per sempre quando scoprono che Kate, la piccola di due anni, è affetta da leucemia. L’unica speranza dei genitori è concepire un altro figlio, allo scopo di salvarle la vita.

In alcuni questo tipo di ingegneria genetica susciterebbe problemi morali ed etici: nei Fitzgerald, in particolare per Sara, non è una questione di scelta, vuole solo che Kate viva. E arriva Anna.

Kate (Sofia Vassilieva) e Anna (Abigail Breslin) condividono un legame più profondo
di altre sorelle: anche se Kate è la maggiore, fa affidamento su Anna, perché la sua vita dipende da lei. Fin da piccolissime, le due sorelle subiscono numerose cure mediche e tanti  ricoveri ospedalieri.

Sara (Cameron Diaz), moglie e madre amorevole che ha abbandonato la carriera di avvocato per occuparsi della figlia, è concentrata solo sullo sforzo di salvare Kate. Il marito Brian (Jason Patrick) la sostiene, ma a volte si sente impotente di fronte alla forza e alla determinazione della moglie. E l’unico figlio maschio, Jesse (Evan Ellingson), è un po’ messo da parte, perché sono sempre Kate e Anna al centro della scena.

Fino a che Anna, a 11 anni, dice no: si rivolge a un avvocato (Alec Baldwin), perché non vuole sottoporsi più a procedure mediche e inizia un processo che divide la famiglia e che può lasciare il fragile corpo di Kate nelle mani del destino.

La custode di mia sorella rivela realtà sorprendenti che sfidano la nostra percezione di amore e lealtà famigliare e danno un significato completamente nuovo alla definizione di cura.

La Commissione di Revisione Cinematografica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per il cinema ha deciso di vietare il film ai minori di 14 anni con la seguente motivazione: "il tema trattato e l’iniziale ambiguità introdotta dalla richiesta di tutela personale e sanitaria di una minore nei confronti dei propri genitori, l’atmosfera triste e sempre dolorosissima, la figura della genitrice mai priva di aggressività e violenza decisionale, il genitore quasi privo del proprio ruolo, il sotteso dibattito sulla scelta della morte, l’interezza cupa della narrazione conclusa in tragedia e svolta in lancinante dramma umano avente quali interpreti essenziali due minori, ha tutto cio’ convinto la Commissione a limitarne la visione ed inibire l’opera ai minori degli anni quattordici".

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