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13 Dec

La prima linea, la recensione e le polemiche

La Redazione
16 novembre 2009
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Arriva al cinema venerdì 20 novembre La prima linea di Renato De Maria con Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno, liberamente ispirato al romanzo Miccia Corta di Sergio Segio e alla vita di Susanna Ronconi e Sergio Segio.

La storia è ambientata il 3 gennaio 1982 con Sergio (Riccardo Scamarcio) che è a Venezia dove ha messo insieme un gruppo per attaccare il carcere di Rovigo e far evadere quattro detenute tra le quali Susanna (Giovanna Mezzogiorno), la donna che ama e con cui ha condiviso idee e scelte politiche.

Quella di Rovigo è una delle più audaci evasioni mai messe a punto durante i turbolenti anni di piombo e così mentre il gruppo si avvicina al carcere, Sergio ricorda gli inizi della clandestinità, il passaggio alle armi e l’incontro con Susanna.

Intanto la giornata del 3 gennaio volge al culmine: il gruppo è arrivato a Rovigo, all’interno del carcere Susanna e le altre attendono l’ora fissata. Un’esplosione fa saltare in aria il muro di cinta e comincia l’assalto. Susanna e Sergio si ritrovano, l’evasione è riuscita ma non tutto andrà come previsto…

Molto interessante la scelta narrativa che sfrutta il flashback e porta sullo schermo documenti originali dell’epoca relativi alle stragi che insanguinarono l’Italia: la bomba di piazza Fontana (Milano, dicembre ’69), la manifestazione di piazza della Loggia (Brescia, maggio ’74) ma anche l’Italicus (agosto ’74).

Nel raccontare fatti realmente accaduti, De Maria fa in modo di far sì che allo spettatore non venga raccontata la celebrazione del terrorismo ma la sua brutalità, in tutte le sue forme.

Il film, ha spiegato De Maria, è stato "meticolosamente preparato a partire dal libro di Segio ma anche leggendo una vasta documentazione composta da altri libri sul terrorismo, alcuni dei quali scritti dai giudici che indagarono su Prima Linea e i suoi membri".

La parte biografica delle vite di Segio e della Ronconi è stata sviluppata "grazie ad una serie d’incontri avvenuti proprio con loro, utili soprattutto per capire che cosa spinse due ragazzi così giovani a scegliere una strada simile. La risposta che ci siamo dati sta nel distacco che si venne a creare tra loro e la vita reale, una società che credevano di rappresentare ma dalla quale si erano isolati".

Per Giovanna Mezzogiorno il compito principale è stato "evitare l’eccessiva umanizzazione o, al contrario, l’eccessiva durezza, con cui sono stati rappresentati i terroristi dal cinema più recente. Io volevo, invece, portare sullo schermo la Susanna che ho incontrato, una donna determinata, all’epoca anche spietata ma caratterizzata da una grande vitalità ed energia e attraversata da una certa dose di amarezza".

Riccardo Scamarcio si è detto invece colpito dall’incontro con Segio: "Per entrare nel personaggio sono partito da un’intervista fatta a Segio da Sergio Zavoli in La notte della Repubblica, dove ho visto una sorta di implosione: un uomo ricurvo, che parlava con toni pacati. Sensazione che ho provato anche in seguito, quando ho incontrato Segio faccia a faccia. Questa implosione mi è sembrata la chiave migliore per interpretare il personaggio in quel preciso momento storico, quando, cioè, prende coscienza di aver sbagliato e di essere stato sconfitto perché Segio oggi è un uomo diverso".

E infatti nei titoli di coda si legge che sia il fondatore di Prima Linea che la sua compagna oggi si dedicano al volontariato.

Ma La prima linea è destinato comunque a far discutere perchè è proprio Sergio Segio che polemizza e dice che nel film manca del tutto il riferimento al contesto storico, sociale e politico dell’epoca caratterizzato da un senso d’ingiustizia nella popolazione e dal ruolo giocato dai servizi segreti.

Ci sono poi i parenti delle vittime del terrorismo che sono insorte contro la concessione dei fondi pubblici da parte del Ministero dei Beni Culturali, alla fine rifiutati dalla Lucky Red di Andrea Occhipinti.

E c’è anche più di qualcuno che teme che aver scelto Scamarcio e la Mezzogiorno per interpretare i due terroristi rischia di far credere che la violenza abbia un suo fascino.

Polemiche che fanno pensare che girare, interpretare e produrre un film sul terrorismo sia impossibile in Italia come se ad un prodotto culturale dovesse sempre corrispondere la piena accettazione da parte di tutte le potenziali parti chiamate in causa.

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