La pubblicità de L’Unità di Toscani è sessista?

Quando si parla di Oliviero Toscani non si può prescindere dal parlare di provocazione ed è proprio questa che viene chiamata in causa anche in occasione della presentazione della campagna stampa per il lancio della nuova versione de L’Unità, il quotidiano diretto da Concita De Gregorio.

La pubblicità mostra il posteriore di una ragazza in minigonna che tiene L’Unità ripiegata nella tasca; ad accompagnarla una serie di aggettivi che la qualificano come bella, coraggiosa, generosa, forte, sorprendente, rivoluzionaria ed altri ancora.

Strumentalizzazione del corpo femminile? Toscani chiaramente dice di no ma noi, chiaramente, non possiamo non vedere dietro l’immagine di una bella ragazza il rimando ad un immaginario erotico che, almeno all’Unità e al suo direttore, dovrebbe non appartenere.

La De Gregorio dice che la pubblicità della nuova Unità vuole essere soltanto un modo per comunicare la volontà del giornale di essere vicino ai giovani e di parlare una lingua giovane, dimenticando che proprio qualche settimana fa l’Ue ha stabilito che non è lecito utilizzare degli stereotipi per promuovere dei prodotti.

La nuova veste de L’Unità, dicono, è mini come la gonna ritratta sul manifesto che annuncia il lancio in edicola: perchè allora non piazzarci sopra un bel giovincello in pantaloncini corti? Perchè per forza una bella donna con una bella, e corta, minigonna?

E perchè giustificare questa scelta con la voglia di comunicare al mondo intero l’essenza al femminile del nuovo quotidiano? La femminilità è solo una minigonna?

Nell’immaginario collettivo sì ma speravamo che nell’immaginario di Concita De Gregorio fosse diverso e sentirle dire che "il corpo di una donna per pubblicizzare un prodotto intellettuale mi
sembra pertinente perchè è molto peggio quando è
utilizzato per accompagnare la pubblicità di un’auto"
non può che farci stranire.