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La ragazza che giocava con il fuoco, recensione di un pessimo adattamento di un capolavoro

La Redazione - 21 settembre 2009
La Redazione
21 settembre 2009
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Tratto dal secondo libro di Stieg Larsson della trilogia Millennium, pubblicato in Italia da Marsilio Editori, e pochi mesi dopo l’uscita di Uomini che odiano le donne, arriva nei cinema italiani dal 25 settembre La ragazza che giocava con il fuoco ancora diretto da Daniel Alfredson con Michael Nyqvist e Noomi Rapace.

Due giornalisti della rivista Millenium vengono brutalmente assassinati proprio quando stanno per pubblicare clamorose rivelazioni sul mercato del sesso in Svezia; sull’arma del delitto ci sono le impronte di Lisbeth Salander (Noomi Rapace), una ragazza che ha alle spalle una storia di comportamenti violenti, considerata pericolosa. Ora Lisbeth è ricercata ma sembra che nessuno riesca a trovarla.

Intanto il direttore della rivista, Mikael Blomqvist (Michael Nyqvist), non crede a quello che dicono i notiziari: conoscendo Lisbeth, sa che diventa violenta quando ha paura, e cerca in tutti i modi di arrivare a lei prima della polizia.

Mentre indaga per ricomporre la trama di un complicato puzzle, Blomqvist si trova a fare i conti con alcuni spietati criminali, tra cui lo spaventoso gigante biondo armato di motosega, un omone che non sente il dolore fisico.

Nel corso delle sue indagini, Blomqvist scopre anche alcuni tragici e dolorosi eventi della vita di Lisbeth: internata in un istituto psichiatrico a 12 anni e dichiarata incapace a 18, la giovane è il prodotto di un sistema ingiusto e corrotto.

Ma più che una vittima impotente, Lisbeth è l’angelo vendicatore che si abbatte su chi le ha fatto del male con una collera terrificante nella sua intensità, ma prodigiosa nei risultati.

Rispetto a Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava con il fuoco presenta un ritmo narrativo più intenso diventando un vero e proprio thriller con tanto di ritmi concitati, in cui lo scopo è la caccia alla verità; purtroppo però le 754 del libro di Stieg Larsson vengono quasi completamente snaturate, dei personaggi voluti dallo scrittore resta ben poco e la sensazione è che si sia voluto creare un prodotto fine a sè stesso ed economicamente vincente, forte delle vendite dei libri.

La ragazza che giocava con il fuoco si dimentica dei personaggi, delle trame sotterranei, degli intrecci; si dimentica che il secondo libro di Larsson è la colonna portante dell’intera trilogia in quanto traghetta verso il terzo capitolo e, tra rimandi vari, ricorda anche il primo.

Va detto che se La ragazza che giocava con il fuoco riuscirà ad eguagliare gli incassi di Uomini che odiano le donne la sfida continuerà ad essere vinta: ci si chiede però se non si tratti di una sfida vinta solo a livello economico visto che probabilmente gli spettatori dei due film non sono altro che lettori dei testi di Stieg Larsson che vogliono cercare di capire se l’immagine può superare (o equipararsi) la narrazione.

Il terzo ed ultimo film, La regina dei castelli di carta, uscirà entro la primavera 2010: continuiamo a temere.

La ragazza che giocava con il fuoco, trailer:

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