Middle of Nowhere, strepitosa Susan Sarandon

Al Festival del Cinema di Roma non solo i film in concorso sono degni di nota, a volte nella categoria non il lizza per il prestigioso premio del pubblico Marco Aurelio d’oro possono nascondersi perle rare. E’ il caso di Middle of Nowhere di John Stockwell presentato nella categoria Alice nella Città.

Il film è un racconto sentito sull’adolescenza, sulla difficoltà di crescere, di innamorarsi e di fare la scelta giusta in un mondo di false opportunità. Dorian Spitz (Anton Yelchin) ha 17 anni ed è il classico figlio di papà che sceglie di adottare atteggiamenti sconvenienti per scandalizzare la sua famiglia. Il padre, stanco dei suoi comportamenti da ribelle, decide di spedirlo dallo zio per rimetterlo in riga.

Dorian non prende la punizione dal verso giusto e comincia una piccola attività di spaccio di marijuana a domicilio avvalendosi della complicità di Grace Berry (Eva Amurri), una ragazza di 19 anni che cerca disperatamente di racimolare 12mila dollari per andare al college.

La madre di Eva (Susan Sarandon) è una fallita con la testa tra le nuvole che pensa a cose frivole e, dopo la morte di suo marito, invece di pensare alle sue due figlie, ha sprecato l’eredità in sciocchezze. L’incontro tra Dorian ed Eva cambierà profondamente le loro vite.

Middle of Nowhere è una pellicola emozionante, che mette al centro del racconto il rapporto conflittuale tra genitori e figli: una straordinaria Susan Sarandon interpreta un personaggio scomodo, ricco di sfaccettature negative, rendendo appieno l’essenza della frustrazione per il fallimento del sogno americano in cui aveva sempre creduto e, durante il corso del film, trasforma il suo personaggio da matrigna cattiva delle favole in una donna fragile, con un carico di problemi da portare da sola sulle spalle.

 

Grace Berry, che interpreta la figlia maggiore Eva, è anche nella realtà figlia di Susan Sarandon, e i loro scontri regalano allo spettatore una sensazione di autentico che strappa sorrisi e lacrime.

Il protagonista Anton Yelchin riesce a dare un forte spessore al suo personaggio e, con il suo sguardo malinconico, trasmette messaggi non comunicabili utilizzando le parole.

 

Middle of Nowhere, nonostante segua il filone dei film adolescenziali, si mostra unico nel suo genere e, al suo termine, lascia allo spettatore la piacevole sensazione di aver visto qualcosa di realmente emozionante che arricchisce nel profondo del cuore.