Missioni all’estero, passa il decreto

Il Senato ha approvato il decreto legge per il rifinanziamento delle missioni italiane all’estero con 180 voti a favore, due contrari (il senatore ex Rifondazione Comunista Franco Turigliatto e il segretario della Dc per le Autonomie Gianfranco Rotondi) e 132 astenuti.

Compatto il voto della maggioranza mentre nell’opposizione ha votato a favore l’Udc e si sono astenuti Forza Italia, An e Lega Nord.

Il centrosinistra ha raggiunto la maggioranza politica dei 155 voti cui si sono aggiunti i 4 voti dei senatori a vita Rita Levi Montalcini, Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro ed Emilio Colombo; a questi vanno poi sommati i 20 voti dell’Udc e il voto spaiato del senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi.

Ovviamente diversa la lettura politica del voto e così se Renato Schifani di Forza Italia sostiene che “l’Unione non ha la maggioranza politica” e “si è verificata la sconfitta politica del centrosinistra”, il premier Prodi dal canto suo ha fatto sapere che “la maggioranza è compatta e l’opposizione è spaccata” e che Berlusconi “dovrà spiegare la sua scelta agli alleati stranieri”.

Per quanto riguarda gli ordini del giorno, il Senato ha approvato a maggioranza quello presentato dalla Lega che “impegna il governo a promuovere tutte le iniziative finalizzate a garantire la sicurezza del nostro personale militare e civile presente sul territorio afghano” e quello con il quale si “impegna il governo a non promuovere la partecipazione a una eventuale conferenza internazionale di pace di rappresentanti di forze belligeranti che non abbiano deposto le armi”.

Approvato anche, con il parere favorevole del governo e della maggioranza ad eccezione del Prc e del senatore ulivista Antonio Polito, l’ordine del giorno leghista che “impegna il governo a promuovere in sede Nato la definizione di una linea comune nei casi di presa in ostaggio, nelle aree in cui la Nato è impegnata”.

Bocciato invece l’ordine del giorno della Cdl che impegnava il governo a dotare “in tempi brevi, i nostri militari di armi di difesa attiva, come ad esempio veicoli di massima blindatura, elicotteri, postazioni predisposte per il tiro, armamenti ed apparecchiature per attivare la reazione immediata in caso di attacco, procedure di intervento e contrasto in caso di violazione delle zone perimetrali, al fine di garantire adeguati strumenti che consentano di fronteggiare eventuali scontri, eliminando così quanto più possibile il rischio della vita dei soldati”.