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13 Dec

Nine, la nostra recensione

La Redazione
14 gennaio 2010
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Arriverà nei cinema italiani il 22 gennaio prossimo, a consolidare i festeggiamenti per il ventennale della morte di Federico Fellini, Nine, colossal ispirato al musical che nel 1982 si ispirò a sua volta a 8 1/2 e diretto da Rob Marshall che vanta un cast fortissimo pronto a sbancare i Golden Globe (5 le candidature).

Un musical, Nine, che colpisce per l’abbondanza di attori, musiche e coreografie e la presenza di un cast tutto al femminile che comprende Penelope Cruz, Marion Cotillard, Nicole Kidman, Kate Hudson, Judi Dench e Sofia Loren chiamate a rendere conto in qualche modo all’unico protagonista maschile, Daniel Day Lewis; con loro, anche la nutrita presenza di attori italiani che hanno prestato il loro volto a Mareshall pur di tentare di entrare nella storia del cinema come Ricky Tognazzi, Elio Germano, Valerio Mastandrea e Martina Stella.

La storia di Nine dovrebbe essere nota: viene in sostanza raccontata la vita di Guido Contini (Daniel Day-Lewis), regista di fama mondiale che vive una crisi creativa rispetto al suo prossimo film su cui non ha né alcuna idea.

E Guido si trova a fare i conti anche con le "sue" donne: la moglie (Marion Cotillard), l’amante (Penelope Cruz), la musa ispiratrice (Nicole Kidman), l’amica costumista (Judi Dench), la giornalista americana (Kate Hudson) e la madre (Sofia Loren). Senza dimenticare la prostituta che appare sporadicamente nei ricordi di Guido, interpretata da Fergie dei Black Eyed Peas.

Lo diciamo subito: Nine non è 8 1/2 e non pretende di esserlo. Perchè se la storia è quella, l’impianto narrativo è tutt’altro rispetto al film di Fellini del quale manca completamente, o quasi l’aspetto onirico, lo stesso che tanto ha reso famoso (e incomprensibile agli occhi dei più) il capolavoro del maestro del cinema italiano.

Nine è un musical, punto e basta; un musical alla Chicago, per intenderci, che fa ampio uso di effetti speciali, coreografie ad effetto, immagini d’impatto per raccontare la storia.

A conferma di ciò anche le parole dello stesso Marshall che nel corso di un’affollata conferenza stampa al St. Regis di Roma ha dichiarato: "Nine non è un remake di 8 ½ perchè non si può rifare un capolavoro. Il lavoro di Fellini non si tocca; questa è solo la trasposizione cinematografica di Nine, il musical di Broadway a sua volta blandamente ispirato al celebre film".

Aggiungendo: "a differenza del musical di Broadway abbiamo dovuto ripensare a livello concettuale molte cose. Abbiamo aggiunto tre canzoni e abbiamo dovuto inserire anche diversi elementi della realtà, della memoria e del ricordo. In ogni caso fare un musical da un’opera di Fellini è un piacere e rende tutto più facile. In lui, infatti, c’era una fluidità tra realtà e fantasia che nel musical rende tutto più facile: diventa quasi normale che ad un certo punto un attore inizi a cantare e poi torni a parlare normalmente".

Penelope Cruz ha dichiarato di essersi "ispirata" a "ore e ore di interviste a Sandra (Milo, ndr) che raccontava del suo rapporto con Fellini" mentre Marion Cotillard ha detto di essersi ispirata a stata Giulietta Masina, moglie del regista.

Per la cronaca, Nine negli Stati Uniti non ha stupito nè sbancato i botteghini come invece ci si aspettava ma la replica di Rob Marshall è stata secca e snob, quasi a voler esorcizzare il pericolo che la stessa cosa accada anche in Italia: "sono un creativo e di certe cose non mi interesso troppo".

Ipse dixit…

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