No ai Dico, la Cei pubblica il diktat

E’ un vero e proprio diktat quello pubblicato dalla cei sui Dico che di fatto contesta qualunque unione diversa dal matrimonio e, soprattutto, impone delle regole comportamentali precise anche ai politici che si professano cattolici.

Nella Nota sui Dico (chiamata Nota del consiglio episcopale permanente a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto) si parla infatti della legalizzazione delle unioni di fatto come “inaccettabile sul piano di principio e pericolosa sul piano sociale ed educativo” e di politici cattolici che la appoggiano bollati come “incoerenti”; inoltre, dice la Cei, legalizzare le coppie gay è “grave perché in questo caso si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile”, mentre i diritti dei conviventi si possono tutelare nell’ambito del diritto privato.

Ciò perchè secondo la nota della Cei sui Dico solo la famiglia “aperta alla vita” è la vera cellula della società ed è interesse dello Stato “che la famiglia sia solida e cresca nel modo più equilibrato possibile”.

Poi, ammonisce la Cei, “quanti hanno la responsabilità di fare le leggi” devono riflettere perchè non è possibile per i politici cattolici “appellarsi al principio del pluralismo e della autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali del bene comune della società”.

Nel documento redatto dalla Cei non si parla di provvedimenti per i politici considerati “incoerenti”.

Immediata la reazione del mondo politico, spaccato nuovamente sulla questione dei Dico; in risposta al Family Day convocato per il 12 maggio prossimo, Rosy Bindi (redattrice del testo di legge sui Dico) ha convocato a Firenze per il 24 maggio la Conferenza nazionale per la famiglia in cui si parlerà delle politiche del governo a favore dei nuclei familiari sostenendo che “con una coscienza limpida, il cattolico è chiamato a muoversi con discernimento di fronte alle sue responsabilità pubbliche”.

Fausto Bertinotti ha invece ribadito la necessità che sia salvaguardata la laicità dello Stato nel rispetto della religione cattolica ma facendo in modo che sia la laicità a fondare le istituzioni.

E se il premier Romano Prodi non ha commentato, Luca Volontè dell’Udc ha espresso “piena sintonia con la nota della Conferenza episcopale italiana” mentre Gavino Angius dei Ds ha sostenuto che “ormai siamo di fronte ad un aperto conflitto tra Stato e Chiesa che colpisce i principi costituzionali”.

Infine Maurizio Gasparri di An in una nota ha dichiarato che “dalla Cei è giunta una nota vincolante per quanti sostengono politiche in difesa della famiglia”.