Parlami d’amore, Muccino pensa a San Valentino

Mai mossa fu più azzeccata che far uscire i film d’amore, strappalacrime magari, nel periodo di San Valentino; stavolta però Silvio Muccino, che si cimenta in regia e come attore, ha addirittura pensato bene di mandare nelle sale italiane il suo Parlami d’amore il giorno di San Valentino, il 14 febbraio.

Parlami d’amore è peraltro tratto dall’omonimo romanzo scritto proprio da Silvio Muccino, che nel film interpreta la parte principale accanto a Carolina Crescentini.

La storia racconta di Sasha (Silvio Muccino), un ragazzo di venticinque anni che si affaccia timidamente nel mondo; è cresciuto in una comunità di recupero per tossicodipendenti, figlio di due drogati, il padre è morto presto, la madre l’ha abbandonato.

Estraneo anche al mondo nel quale è stato condannato a formarsi, unico sano tra i malati, a Borgo Fiorito ha imparato a prendersi cura dei dolori della gente e si è affezionato a Riccardo, il capo della comunità, come a un padre putativo; e, soprattutto, ha conosciuto Benedetta (Carolina Crescentini), una ragazzina sua coetanea, figlia di uno dei benefattori esterni, che ogni domenica va in visita a Borgo Fiorito, portandogli una ventata di quel mondo vero che a lui sembra negato. E inevitabilmente, Sasha si è innamorato di Benedetta.

Ora, diventato adulto, è uscito per la prima volta dalla comunità; sta facendo i primi passi in quel mondo che era un riflesso di Benedetta e non c’è nient’altro che lei nei suoi pensieri, niente di più confortante, familiare.

Nicole (Aitana Sànchez-Gijòn) è una donna che ha passato la quarantina; bella, intelligente, ironica ma dopo che l’uomo che amava è morto suicida, è scappata dalla Francia, ha sposato Lorenzo e ha fatto di tutto per dimenticare chi era e cosa voleva. Si è nascosta alla vita. Ha soffocato i suoi sentimenti. Ha deciso di controllare ogni attimo della sua esistenza. Ha cancellato dalla sua visuale ogni sorpresa.

Ma la vita è prepotente. Non tiene conto della volontà degli esseri umani.
Lo scontro tra le due macchine è impressionante. Sasha e Nicole sono vivi per miracolo e forse questa vicinanza con la morte, forse la necessità di prendersi cura di una bastardina che è rimasta coinvolta nell’incidente, costringe Sasha e Nicole a uscire allo scoperto. A mostrarsi. L’uno all’altra. Così come sono. Lo scontro diventa un incontro.

Tra due solitudini, tra due paure, tra due fuggiaschi; Sasha e Nicole, senza confessarselo, si riconoscono. Come due simili.

E mentre Nicole aiuta Sasha a conquistare Benedetta, l’insegnante e l’allievo creano una intimità di pensieri e di emozioni che non li spaventano, che avvengono naturalmente, senza forzature; "vivi, Sasha, vivi", ripete in continuazione Nicole a Sasha. Perché Nicole sa che terribile deserto emotivo può creare il ritirarsi dalla vita. E perché attraverso Sasha, lei stessa sta ricominciando a vivere.

"Il film parla d’amore a 360°, ha spiegato il regista, "e gran parte di quello che so sull’amore l’ho imparato grazie al cinema: per questo, senza voler apparire arrogante in nessun modo, mi piacerebbe pensare che quella camminata sul ponte (Sisto, ndr) di Nicole e Sasha possa far pensare ai due protagonisti sugli Champs-Élysées di Fino all’ultimo respiro di Godard, così come la scena del pestaggio è girata davanti allo stesso muro dove Bertolucci diresse Jean-Louis Trintignant ne Il conformista".

Un apprezzamento per il cinema francese che si intravede anche nella scelta del titolo del film (e del libro, ndr): Parlami d’amore è lo stesso dell’opera prima da regista dell’ex ragazzina de Il tempo delle mele Sophie Marceau.

Abile mossa commerciale stile Moccia o prodotto di qualità? Difficile dirlo ma con l’uscita di San Valentino si prevedono incassi alle stelle…