Parole Sante, storie di precarietà

Scritto e diretto da Ascanio Celestini, arriva nelle sale italiane il documentario Parole Sante che racconta storie di precarietà vissuta.

Nei 75 minuti della pellicola l’attore-scrittore parte da Cinecittà, dalla sede dell’Atesia, primo call center in Italia con 300.000 telefonate al giorno e circa 4.000 operatori, per raccontare la vicenda attraverso le parole di un gruppo di ragazzi che "un po’ di anni fa si sono trovati un lavoretto per pagarsi gli studi, per guadagnarsi qualche lira in attesa del lavoro vero e poi ci sono rimasti incastrati", come dice Celestini; di quei 4.000, circa 400 erano i lavoratori subordinati, cioè assunti a tempo indeterminato, mentre 3.500 avevano il contratto a progetto.

Contratto con cui si guadagnava "a cottimo", come spiega Jimmy, uno del Collettivo PrecariAtesia, che racconta: "prendi 0,85 euro solo dopo i primi 20 secondi, e se non superi i 2 minuti e 40. Poi, diventano 0.80".

Quando la società introduce questa riduzione di 5 centesimi nasce la prima assemblea e i precari iniziano ad organizzarsi, formando il collettivo che, per anni, si riunisce due volte a settimana nel sottoscala di un quartiere sull’Appia; dopo dieci scioperi, diversi sit-in e varie manifestazioni, alla fine, nell’estate del 2006, l’Ispettorato del lavoro scrive che l’azienda ha fatto loro un contratto a progetto che non indica alcun progetto reale e serve solo a nascondere la vera natura del lavoro "per versare all’INPS e all’INAIL contributi inferiori a quelli dovuti".

Dunque l’Atesia avrebbe dovuto assumere tutti a tempo indeterminato ma Salvatore, Giampiero, Cecilia, Emanuela e molti altri dei protagonisti del documentario non sono stati assunti, qualcuno non ha accettato e altri sono stati comunque licenziati e hanno ricevuto un avviso di garanzia.

Come dire, l’Italia è davvero un Paese di santi, poeti e precari!