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11 Dec

RapeLay, il videogioco per gli stupratori

10 febbraio 2010
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In tempi in cui la sicurezza personale sembra essere a rischio, specie per le donne, fa discutere il rilascio di Rapelay, un videogioco in cui si vince in relazione al numero di stupri che si riescono a portare a termine.

Il protagonista è un maniaco che deve stuprare una famiglia composta solo da donne: la prima è la ragazza minorenne che incontra, poi toccherà alle sue due sorelle e, infine, alla madre.

Il giocatore, usando i comandi del joystick, si avvicina alla sua vittima, la palpa, la sveste, la molesta e infine la violenta.

Bisogna poi costringere le vittime ad abortire altrimenti si subisce la loro vendetta ovvero essere gettato sui binari al passaggio del metrò.

Le scene sono molto realistiche, in alcuni casi anche molto crude e spinte, fatte di urla, pianti e lamenti.

E se in tutto il mondo ne è stata vietata la vendita per via della crudezza dei contenuti, c’è chi è riuscito ad aggirare i divieti e a permetterne la diffusione online dove peraltro è possibile anche modificare RapeLay per renderlo ancora più cruento.

"Stiamo valutando i termi per presentare un esposto alla Procura della Repubblica", ha fatto sapere Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa che ha preannunciato battaglia contro il videogioco Rapelay e sulla versione aggiornata Itazura Gokuaku definiti un "vero e proprio incitamento a commettere reato".

"Ciò che lascia ancor più amarezza e rabbia"
, ha aggiunto la Moscatelli, "è il profondo senso di impotenza. Non abbiamo gli strumenti legislativi per bloccare questi videogiochi e per punire chi li produce. Se lo vediamo nella giusta luce è una istigazione per gli uomini e per i ragazzi a compiere atti di estrema violenza, in barba alle leggi e alla parità di diritti delle donne. In un paese civile dopo tre minuti una cosa del genere non dovrebbe più essere accessibile. Come associazione presenteremo un esposto alla Procura e invitiamo tutte le altre associazioni o organizzazioni che si battono in difesa dei diritti, di chiunque, a fare altrettanto".

Noi ricordiamo solo una questione: lo stupro è reato, è un grave crimine contro la persona. E questo dovrebbe bastare, anche nei Paesi in cui il sesso violento è considerato uno sfogo verso le frustrazioni della vita.

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