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14 Dec

Rec 2, recensione in anteprima

6 gennaio 2010
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Non è strano vedere al Festival del cinema di Venezia la proiezione di un film di massa e horror, sequel di un successo di qualche anno fa e chiamato ad aprire la prima giornata kermesse: si tratta di Rec 2, diretto da Jaume Balaguerò e Paco Plaza che uscirà in Italia solo a gennaio 2010 e che ieri è stato proiettato in Laguna.

Proprio come accadde due anni fa per Rec, che passò sempre fuori concorso a Venezia, anche in questo sequel ciò che conta, almeno ad una prima visione, è raccontare in maniera accurata e moderna il sempre affascinante sottobosco che alberga in ognuno di noi.

Ma stavolta lo si fa adottando una tecnica di ripresa che guarda molto al Web, ai nuovi media come YouTube e ai nuovi metodi espressivi condivisi e aperti: lo scopo è dimostrare che il male esiste ed è padrone del mondo anche se non sembra.

Rec 2 riparte lì dove era finito Rec
, esattamente 15 minuti dopo gli eventi accaduti e immortalati nel primo episodio; la polizia presidia l’edificio "infestato", chi si muove viene impallinato ma l’azione come al solito si svolge al buio, all’interno del palazzo, dove tutto succede e tutto lascia presagire il peggio.

All’origine di tutto una storia di possessione demoniaca con protagonista una bambina sulla quale il Vaticano sta investigando inviando sul luogo un prete che professa esorcismi per cercare di risolvere la situazione insieme ai pompieri e ai militari.

Definire Rec 2 una pellicola di genere o adatta ai cineasti è davvero azzardato dal momento che a tratti si assiste alla brutta copia di quanto già visto e in altri momenti sembra di essere più davanti ad un videogioco che ad un film pensato per il grande schermo.

Se infatti la tecnica di ripresa in soggettiva, ma soprattutto mostrando il punto di vista di vari personaggi, è interessante ciò che stanca e che non attira è la storia in sè per sè che risulta piatta, già vista e stancante.

Ottima la prima parte
in cui l’azione è concitata, il ritmo incredibile e si ha la sensazione di un sequel che rischia di oscurare il film originale; la seconda parte invece mostra i suoi limiti e i limiti dell’intera operazione nel momento in cui svela i suoi segreti, si perde in una sorta di autocompiacimento e soprattutto manca di novità.

Mentre nel primo episodio "lo spettatore", hanno detto i registi Jaume Balaguerò e Paco Plaza, "assisteva ad un reportage televisivo come se fosse reale, adesso la visione soggettiva serve a provocare la sua immersione all’interno della pellicola. La realtà esiste per essere raccontata ed esibita non per essere vissuta".

In questo caso, però, resta la sensazione di un distacco emozionale troppo orte tra film e spettatore.

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