Recensione di Devil May Cry 4

Dopo il considerevole successo commerciale dei primi tre capitoli su PS2, corredati da critiche spesso altalenanti, il franchise di Devil May Cry sbarca finalmente sulle piattaforme next-gen ad alta definizione. Un tempo esclusiva assoluta Sony, la quarta incarnazione del titolo Capcom approda finalmente alla corte Microsoft, stabilendo un passaggio epocale nella storia delle due piattaforme HD di questa generazione di console. Nonostante una struttura schematica e una meccanica di gioco ripetitiva, Devil May Cry 4 si presenta come un titolo in grado di stupire.

Dopo un inizio sfolgorante, in cui viene presentato il “new kid on the block”, ovvero il nuovo personaggio Nero, il gioco lancia il giocatore in un’orgia di combattimenti “stylish” basati sul più classico schema di “button mashing”. Lettore avvisato, mezzo salvato. Prima di affrontare le epiche avventure di Dante e Nero è consigliabile e quasi propedeutico optare per un buon allenamento muscolare per gli avambracci e le dita, che saranno letteralmente sfiancati sin dalle prime battute del gioco. Non siamo certo sui livelli di Hyper Bishi Bashi della Konami, ma si tratta senza dubbio di un titolo che porterà i vostri tendini verso soglie di dolore mai provate.

La meccanica di gioco di Devil May Cry 4 è molto semplice: nell’avventura sarà necessario procedere nel massacro di decine di mostri, e quasi senza soluzione di continuità. Il livello di difficoltà non è elevatissimo, ma non è certo questo l’aspetto a spingere verso frequenti pause di gioco, bensì il dolore fisico derivante dal button-mashing.
Le mosse offensive dei due personaggi sono come al solito devastanti, con la possibilità di eseguire un “lock” sui nemici in arrivo in modo da poterli massacrare meglio con la pistola, e finirli con un grezzo colpo di lama o con una combo devastante.

Il gioco è, come da tradizione della serie, impiantato sull’esaltazione assoluta dello “stylish”, genere o meglio pseudo-genere inaugurato proprio dal primo capitolo della saga su PS2. È persino possibile, oltre a ricevere il giusto voto per lo stile con cui si esegue ogni massacro, sbeffeggiare ironicamente mostri ed avversari col bieco scopo di incrementare il proprio punteggio generale. Very, very stylish indeed.

Dal punto di vista del gameplay, tranne piccoli aggiustamenti, il gioco ricalca fedelmente gli schemi ludici dei primi tre capitoli, risultando decisamente “old school” rispetto ai più recenti action adventure di questa generazione. In sostanza, il gioco consiste nel massacrare orde di nemici agguerriti e assatanati di sangue, recuperare gli orb liberati e proseguire nell’avventura. Molto semplice, elementare ed old school. In questo quarto episodio registriamo anche un alleggerimento della difficoltà generale, probabilmente allo scopo di avvicinare più fan alla serie, e della curva di difficoltà, molto meno ripida che nei precedenti episodi. Sottolineiamo anche qualche piccolo difetto, come il respawning di alcuni nemici in aree già ripulite, aspetto che insieme ad altri lascia trasparire le forti radici oldgen del titolo diretto da Hiroyuki Kobayashi.

Dal punto di vista grafico, Devil May Cry 4 è uno spettacolo per gli occhi, un puro sfoggio di potenza tecnica in alta definizione. Il titolo Capcom può sfruttare ambienti, effetti e modelli ai massimi livelli di questa generazione, con uno stile inconfondibile e un gusto barocco di spiccata personalità. Molti degli ambienti di gioco sono caratterizzati da un’ispirazione artistica e da una qualità grafica tali da togliere il fiato anche agli utenti più critici ed esigenti in termini di resa cosmetica. Uno dei pochi aspetti deboli di Devil May Cry 4 risiede nel design di buona parte dei mostri, che a volte sfiora il grottesco. La fluidità su schermo è ineccepibile, 60 fotogrammi al secondo anche nelle scene di distruzione più devastanti e in presenza di boss enormi ed effetti speciali di prima qualità. Il sonoro, semplice ed efficace, contribuisce alla definizione dell’atmosfera di gioco anche grazie all’ironia dei brevi dialoghi fra i personaggi.

Anche se la scelta di apportare minimi quantitativi d’innovazione al gioco appare come un espediente utile a non scontentare i molti fan della serie, ciò comporta un generale senso di delusione per i fan più maturi ed esigenti. Devil May Cry 4, a lungo andare, si dimostra un titolo piuttosto piatto e ripetitivo, nonostante le indubbie qualità tecniche e stilistiche. Dopo qualche ora di gioco, smaltita la sbornia grafica (in particolare per i possessori di Playstation 3) e l’inquietante atmosfera, il titolo Capcom si spegne in una serie di monotoni combattimenti “button-mashing” con quoziente d’intelligenza pressoché nullo che non potrà che lasciare un forte senso di delusione ai giocatori più maturi e smaliziati.