Sangue Pazzo, Bellucci e Zingaretti star

Presentato con successo fuori concorso al Festival del cinema di Cannes, arriva nelle sale italiane il 23 maggio prossimo Sangue Pazzo, l’ultimo film di Marco Tullio Giordana con Monica Bellucci, Luca Zingaretti e Alessio Boni.

La storia è ambientata all’alba del 30 aprile 1945, cinque giorni dopo la Liberazione, quando vennero trovati nella periferia di Milano i cadaveri di Osvaldo Valenti (Luca Zingaretti) e Luisa Ferida (Monica Bellucci), giustiziati poche ore prima dai partigiani.

Coppia celebre nella vita oltre che sullo schermo, Valenti e Ferida erano stati due divi di quel cinema dei telefoni bianchi che il fascismo aveva incoraggiato, incarnando quasi sempre personaggi ribaldi e negativi. Anche la loro vita privata era dominata dal disordine: entrambi cocainomani e, si diceva, sessualmente promiscui.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, quando il paese si spaccò in due e i tedeschi da alleati si trasformarono in esercito d’occupazione, Valenti e Ferida risalirono al Nord e aderirono alla Repubblica di Salò, ultima incarnazione della follia mussoliniana; si stabilirono prima a Venezia, dove girarono fortunosamente qualche film, poi a Milano dove, arruolati in una banda di torturatori, si dettero alla borsa nera.

Perlomeno queste erano le voci.

Consegnatisi ai partigiani pochi giorni prima della Liberazione, i due negarono ogni addebito; Valenti giustificò i suoi traffici col bisogno continuo di stupefacenti, sminuì le presunte malefatte attribuendole alla diffamazione e all’invidia. Il Comitato di Liberazione pretese una punizione esemplare.

Così calò il sipario su quei due attori un tempo celeberrimi; Valenti nel ruolo del villain, Ferida in quello della donna perduta. Chissà che alle dicerie che li rovinarono non abbiano contribuito proprio i film che ne avevano costruito la leggenda, proprio i personaggi riprovevoli tante volte incarnati sullo schermo.

"So che quando uscirà il film dovró affrontare il fuoco incrociato che verrà da destra e sinistra, ma sono pronto perché il narratore, con l’onestà di non voler confondere le idee, non deve avere paura nel raccontare le storie con chiarezza", ha dichiarato Marco Tullio Giordana secondo cui Sangue Pazzo "è la metafora di questa nazione che è impazzita, tuttora in guerra civile".

"Ho pensato ai racconti di mia nonna"
, ha detto Monica Bellucci, "e quel periodo mi ha sempre affascinato. Quando ho letto il copione mi è sembrato come di conoscerla. Il mio sforzo è stato di comprenderla umanamente. Interpretarla è stato un grande regalo, un ruolo eclettico, una donna protettiva e materna ma anche avventuriera e forte, sceglie di morire per amore mentre poteva forse sopravvivere, fragile fino all’autodistruzione".

E in una scena Monica Bellucci si lascia andare ad un bacio saffico con la giovane Desy, interpretata da Lavinia Longhi, che ha rischiato di destare più curiosità del film stesso.

Dopo il passaggio al cinema, Sangue Pazzo sarà programmato in una versione più lunga in televisione.