Shanghai Baby, lo scandalo è la noia

Tratto dal romanzo di Zhou Weihui, che negli anni Novanta sfidò la censura cinese raccontando le avventure erotiche di una ragazza arrivando al successo planetario, è arrivato nei cinema italiani Shanghai Baby, l’omonima pellicola diretta da Berengar Pfahl con Bai Ling, che però difficilmente riuscirà a seguire le orme del suo predecessore letterario.

Shangai Baby racconta la storia di una giovane donna cinese, ambiziosa e inquieta, aspirante scrittrice che ama Coco Chanel e i libri di Henry Miller, alla ricerca della propria identità fra le mille luci di Shanghai, divisa fra l’amore per il coetaneo Tiantian e la passione per l’uomo d’affari tedesco Mark.

Decisamente troppo didascalico e poco naturale, Shanghai Baby non riesce a trasporre sul grande schermo le emozioni del libro e anzi rende tutto assolutamente artificiale e artificioso, comprese le luci di una Shangai che sembra spoglia, vuota e inutile rispetto all’architettura generale della pellicola.

Noia e delusione da questo film, compresa la protagonista Bai Ling, considerata da molti il nuovo sex symbol d’Oriente; se si ha bisogno di sonnecchiare Shanghai Baby è il film ideale ma se si è alla ricerca dello scandalo, allora bisogna pensare che è scandaloso aver potuto realizzare una pellicola di questo tipo spacciandola come ispirata direttamente al romanzo.