Signs, a Milano la mostra sui simboli e segni

Da domani a Milano, al Glenda Cinquegrana: The Studio in via F. Sforza, sarà possibile visitare la mostra Signs, aperta fino al 20 maggio.

Signs mette insieme i lavori di diversi artisti, ognuno impegnato nella ricerca di segni che vadano oltre l’apparenza: quelli legati all’estetica e al lettering punk (BartolomeoMigliore), quelli che alludono alla mitologia rock (Nicola Di Caprio), quelli maturati nell’ambito del writing e del muralismo urbano (Abbominevole e 108) e quelli ottenuti con l’innesto di elementi biografici nell’immaginario pop e underground (Michael Rotondi).

La Street Art è stata, in questo ultimo decennio, un fenomeno artistico vitalissimo, che come forma di comunicazione indipendente si è evoluta sino ad esigere una codificazione da parte delle istituzioni culturali e artistiche (dalla Biennale di Venezia, al PAC di Milano); alla mostra Signs partecipano due artisti appartenenti alla più giovane e promettente generazione di street art, ossia 108 e Abbominevole.

Le prime partecipazioni di 108 (Alessandria 1978) alle manifestazioni del movimento della Street Art risalgono agli inizi degli anni Novanta; fino a trovare un ultimo riconoscimento con l’inclusione all’interno della rassegna dedicata alla street art nell’ultima Biennale veneziana. Il suo immaginario si compone di fantasie che scaturiscono dall’inconscio individuale, intrise di rimandi alla figurazione primitiva, alla cultura numerologica e tribale. Per la mostra l’artista ha realizzato un lavoro che, pur essendo pensato per l’ambiente della galleria, è al tempo stesso concepito come opera a pret à porter.

Abbominevole (Milano, 1979), nonostante la giovane età dal punto di vista anagrafico, ha una lunga esperienza di affichiste condotta sullo scenario di diverse città italiane ed europee; questa attività è culminata nella recente partecipazione alla mostra al PAC a Milano. Nel corso del tempo il suo stile si è sviluppato lungo la direzione di una figurazione a tratti ruvida, a tratti elegante, capace di sovrapporre i codici linguistici della figurazione colta a quelli della più  protestataria street culture.

Il lavoro di Nicola Di Caprio (Caserta 1963) è da anni concentrato sul complesso universo simbolico, emotivo e visivo che ruota attorno alla musica. Le sue ricerche rielaborano la mitologia e il fanatismo in chiave visiva, dove l’ottica dell’indagine sociologica si esprime attraverso l’uso delle icone e dei simboli grafici. Nel suo lavoro convivono la vivissima attenzione per l’elemento visuale, la riflessione marcatamente concettuale ed il gusto per la citazione.

Anche Bartolomeo Migliore (Torino, 1960) ha legato la sua pittura al complesso sistema di codici verbali e visivi propri del mondo della musica underground. La pittura, concepita in una dimensione di magnitudine spaziale, a volte installativa, veicola un discorso visuale ricco di pause cromatiche, simboli visivi forti, e graffianti interventi di colore. Il rapporto con la scena musicale indipendente, in particolare quella torinese, non è solo di reciproca inferenza segnica, nominale, ma intessuto di collaborazioni fattive. Testimonianza recente è il contributo ‘visivo’
offerto al progetto musicale alternativo della band dei Subsonica, la CasaSonica.

Artista poco più che esordiente è Michael Rotondi (Bari, 1977). Il lavoro di Rotondi si caratterizza il libero utilizzo di una gamma di media molto ampia, che di abbraccia e mescola le vernici industriali, l’acrilico, gli spray, i pennarelli e gli stencil. I suoi lavori scaturiscono dall’originale reinterpretazione di un immaginario pop, che da un lato attinge i suoi ready-made dai fumetti, la grafica punk e le copertine dei dischi, dall’altro si fonde con un vivace materiale visivo fatto di memorie e relitti del recente passato esistenziale.