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13 Dec

Soffocare, la recensione

12 maggio 2009
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Dopo aver ottenuto il premio speciale della giuria per il miglior cast al Sundance Festival, arriva sugli schermi italiani Soffocare, opera prima di Clark Gregg tratta dall’omonimo libro di Chuck Palahniuk.

Soffocare racconta la storia di Victor Mancini (Sam Rockwell), uno studente di medicina fallito che si è ridotto a fare il figurante in costume in un parco tematico sulla storia degli Stati Uniti.

Victor è sessodipendente e frequenta le riunioni dei sessuomani anonimi per cercare nuove partner.

Sua madre (Anjelica Huston) è ricoverata in ospedale e sta perdendo la memoria e così per pagare la retta ospedaliera Victor realizza periodicamente nei ristoranti una sceneggiata: finge di essere soffocato da un boccone scegliendo fra i commensali quelli più facoltosi per cadere loro davanti e farsi adottare.

Victor, grazie all’aiuto di una dottoressa del reparto, raccoglie indizi che lo fanno ritenere di discendere direttamente da Gesù; ma a che titolo?         

Soffocare è una commedia che, se non fosse per la recitazione degli attori, risentirebbe e non poco della mancanza di una cifra stilistica e di una regia in grado di dettare le regole e le condizioni della narrazione; va detto che la storia è difficile da trasportare al cinema ma proprio questa particolarità avrebbe necessitato di una regia attenta e accorta, in grado di trovare il legame tra una scena e l’altra senza che spesso i vari fili della narrazione restino slegati tra di loro.

Soffocare, il trailer:

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