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11 Dec

South of the border di Oliver Stone, recensione in anteprima

8 settembre 2009
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Oliver Stone, un passato glorioso e un presente ancora importante, ha presentato a Venezia fuori concorso la sua pellicola South of the border dedicata al presidente venezuelano Hugo Chavez.

E lo stesso Hugo Chavez è sbarcato a Venezia, mandando decisamente in delirio il Lido.

South of the border altro non è, ad un’analisi attenta, che un documentario sul presidente del Venezuela: a gennaio del 2009 Oliver Stone si è infatti recato in Venezuela per intervistare Hugo Chavez e cercare di capire che immagine si ha di lui nel mondo in relazione a come questa è stata veicolata dai mezzi d’informazione americani.

Il docufilm diventa memoria storica nel momento in cui, all’analisi sul personaggio Chavez, Stone unisce le testimonianze di chi ha conosciuto, conosce e frequenta lo stesso.

Ecco allora parlare Chavez stesso ma anche Evo Morales (Bolivia), Lula da Silva (Brasile), Cristina Kirchner (Argentina) e il suo consorte ed ex Presidente Nestor Kirchner, Fernando Lugo (Paraguay), Rafael Correa (Ecuador) e Raul Castro (Cuba).

E non a caso della pellicola, che dà tutta l’idea di essere politica e politicizzata ma non per questo meno interessante, si parla poco e si parla di più della presenza di Chavez a Venezia.

E Oliver Stone ha dichiarato che "Chavez è un fenomeno. Un fenomeno più grande degli attacchi che gli dedicano i media americani. Certo in Venezuela ci sono ancora molti problemi ma ci sono stati anche tanti miglioramenti. Questo film è stata un’esperienza liberatoria".

"L’idea del film", ha raccontato Stone, "è nata nel dicembre 2008, dopo che avevo partecipato ad una missione in Colombia per cercare di liberare degli ostaggi. La missione non andò a buon fiine e subito fu mossa a Chavez l’accusa di avere rapporti con le Farc: una fatto assolutamente falso. Così, mentre rientravo negli Stati Uniti con Fernando Sulichin. Lui mi ha proposto di fare un film su Hugo Chavez per far fronte agli attacchi della stampa verso il presidente venezuelano, che erano spesso stupidi e ridicoli".

"Un film on the road", ha aggiunto il regista, "nato dall’intervista a Chavez del gennaio scorso, che abbiamo sentito l’esigenza di allargare agli altri Paesi del Sud America, ripercorrendo il sogno di Simon Bolivar di un continente unito. Che è un’aspirazione legittima generale e non di sinistra. Tutti questi Paesi sono in un momento di lotta: è sorta l’idea, il desiderio di stare tutti insieme e parlare con un’unica voce, perché contro di loro c’è il gigante americano e grandi multinazionali".

Stone ha poi rigettato l’idea di fare un film su Berlusconi e sul nostro Paese: "non ne so abbastanza. Ci sono grandi registi in Italia, come Moretti o Sorrentino. E’ bene che lo facciano loro un film così. Anzi, Moretti a quanto ne so già lo ha fatto".

Da Venezia Stone ha infine confermato l’imminente inizio della lavorazione del sequel di Wall Street, che vedrà ancora protagonista Michael Douglas e "sarà ambientato a New York nei giorni del crollo delle Borse dell’autunno 2008"

Il regosta americano, che si è definito socialdemocratico, ha anche dichiarato di essere al lavoro da oltre due anni su un altro personaggio chiave dello scenario internazionale, il leader iraniano Ahmadinejad.

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