Spike Lee: non chiedo scusa per Miracolo a Sant’Anna

Il regista Spike Lee è giunto a Roma per promuovere il suo nuovo film insieme a una grossa fetta del cast de Il Miracolo a Sant’Anna come Pierfrancesco Savino, Valentina Cervi, il piccolo ed esordiente Matteo Sciabordi, Sergio Albelli, Lydia Biondi, Omero Antoniutti, Derek Luke, Laz Alonso e Omar Benson Miller.

Il film si distingue per essere un film sulla guerra diverso dai canoni tradizionali: è una visione intimistica del regista che parla non solo della Seconda Guerra Mondiale, ma anche delle guerre razziali neri contro bianchi, della lotta per l’emancipazione della donna, dello scontro tra generazioni e culture diverse.

D: Spike Lee, crede che il suo film scatenerà le polemiche per la sua visione fantasiosa sui partigiani?

R: Penso che questo film parli di un argomento ancora molto scottante per l’Italia, nonostante siano passati oltre 50 anni. Ci sono state diverse interpretazioni del massacro compiuto a Sant’Anna di Stazzema, ma il fulcro rimane sempre identico: a compiere quella carneficina furono un gruppo di SS.

D: Quali sono state le sue fonti visive?

R: Per fare questo film mi sono documetato a lungo insieme al direttore di fotografia Matthew Libatique. Abbiamo guardato centinaia di foto originali di guerra, ma sono servite solo come punto di partenza per sviluppare una visione personale originale. Penso di essere riuscito nell’intento dato che non si può paragonare il mio film a nulla di già visto in precedenza.

  

D: Come è stato girare il film?

R Spike Lee: Ci siamo trovati molto bene. Come i soldati descritti nel film, anche agli artisti capita di trovarsi meglio all’estero che a casa. Girare lontano dalla patria a volte in una lingua diversa dalla propria è stata una sfida che non mi ha preoccupato perchè tutte le mie ansie erano rivolte alla ricerca del piccolo protagonista. Fortunatamente dopo un casting lunghissimo, tra 5 mila bambini abbiamo scelto Matteo per la sua grande intelligenza e spontaneità. E’ stato come un miracolo trovarlo perchè non volevamo assolutamente bambini attori, e lui si è rivelato perfetto.

D: Cosa ha spinto a rendere il romanzo di James McBride un film?

R. Spike Lee: James ha scritto un romanzo di guerra che inizia come un thriller e parla di una tragedia realmente esistita aggiungendo i Buffalo Soldiers e altri elementi che mi hanno decisamente convinto a farne un film.

D: Favino, lei come si è preparato per recitare il ruolo di un partigiano?

R: Ho fatto molte ricerche insieme a Spike per rendere al meglio Peppi, il mio personaggio. Ho studiato in particolar modo le differenze tra le varie fazioni di partigiani presenti in Italia. Peppi dopo quattro anni di lotte si chiede se sia giusto continuare con la guerra, si interroga su tante sue azioni, è un uomo tormentato dal rimorso di non aver preso la decisione giusta. Io sono un figlio del dopoguerra e sono felice di non aver mai vissuto sulle mie spalle questa tragica esperienza.

  

D: J. McBride, perchè ha scelto di raccontare la guerra dal punto di vista di un partigiano?

R: Ci tengo a precisare che si tratta di un romanzo di fantasia e non un romanzo storico. I fatti narrati nel mio libro e nel film, come i personaggi, sono frutto della fantasia. Quando anni fa ho messo piede a Sant’Anna, mi è venuta voglia di raccontare e far conoscere a tutti quella tragedia avvenuta nel ’44. Ho scelto di scrivere il romanzo attorno ad un fulcro di verità. Con le figure di Peppi e Rodolfo, i due partigiani, volevo dimostrare come anche i rapporti familiari più stretti si frantumano quando c’è di mezzo la guerra. Mi dispiace se con la mia storia ho offeso la memoria dei partigiani, non ne avevo intenzione.

R Spike Lee: Come regista non ho intenzione di chiedere scusa a nessuno in quanto i partigiani non sempre sono stati amati da tutti, così come i partigiani francesi. Storicamente spesso i partigiani si ritiravano sulle montagne lasciando i civili in balia degli eventi. E’ un dato storico accertato, non l’ho sto inventando al momento.

D: Valentina Cervi, come è stato lavorare con Spike Lee?

R: Io ho sempre amato i suoi film, posso dire di esservi cresciuta. Incarnare il femminile in Il Miracolo di Sant’Anna è stato molto bello. Renata, il mio personaggio, ha una crescita ed una sua evoluzione fino ad arrivare anche all’emancipazione sessuale.

  

D: Laz Alonso, come ti sei preparato per interpretare il soldato Hector Negron?

R: Ho guardato il materiale storico riguardo i Buffalo Soldiers. Il mio personaggio era portoricano e parlava anche siciliano perchè nato nel Bronx. Per poterlo interpretare ho dovuto riprogrammare il mio linguaggio e acquisire anche l’accento dell’epoca.

D: Omar Benson Miller che ci racconta del suo personaggio?

R: Ho dovuto riscoprire il fanciullino che era in me per interpretare Sam Train. Ho passato molte ore con i miei nipoti a giocare a nascondino ed acchiapparello per riuscire ad immedesimarmi in questo gigante dal cuore tenero e un pò credulone.

D: Sergio Albelli, come giudica Rodolfo il partigiano?

R: Il mio personaggio non lo considero un malvagio, ma una persona che si sente tradita. Agisce in quel modo soltanto perchè è vittima degli eventi e non sa gestirli. Non ho mai pensato di interpretare "il cattivo", volevo solo lasciar trasparire sullo schermo il suo conflitto interiore.

Miracolo a Sant’Anna sarà distribuito in 250 copie dalla 01 Distribution a partire dal 3 ottobre in tutta Italia.